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domenica 23 ottobre 2011

La tua nave in feltro

che tengo nell'armadio
chiusa a due mandate
ebbe due movimenti,
andata e ritorno:
da camera mia
al tuo pavimento
e da quella panchina
al mio armadio.
Dal tuo cuore di piombo
al mio cuore di vetro
dal tuo cuore in stagno
al mio cuore di feltro.
Cuciture grossolane
alla nave e
al mio cuore.

venerdì 29 luglio 2011

Candy Claws, basta un dream pop di zucchero

Un giro in bicicletta per Disneyland (Orlando) di notte. Il faro illumina le giostre e il naso di Topolino. Dream-pop liquidissimo ed elastico. Tim Burton e Lynch che ti fanno ciao-ciao in ralenti, colori della polaroid, sorrisi estatici e il cavalluccio che montavo al Parco Suardi che si muove a ritmo della musica.
Gli Air di Virgin Suicides a un tiro di schioppo. Sebastian Tellier del primo album. Beach House strafatti di acido. Un qualcosa dei Grizzly Bear di Yellow House. Una spruzzata di pop americano melodico fine anni '50. Ecco i Candy Claws.

mercoledì 15 giugno 2011

Perturbante anzichenò

Memory Tapes, chi era costui?
Qualcuno (a onor del vero, più di uno) aveva eletto il suo Seek Magic uno dei migliori album del 2009. Lo scoprii solo qualche tempo dopo e devo ammettere che la sua miscela di chitarra chorus, beat svogliato, cantato super riverberato m'aveva ricordato dei New Order in trip shoegaze. Tra un mese esce il nuovo Piano Player che s'annuncia meno danzereccio e glo-fi (ma che vor dì, poi??) ed ecco qui il video del singolo. Inquietante, poetico, di sicuro non passerà inosservato.

Buona visione

venerdì 10 giugno 2011

Ma...mi ami....e mi pensi?

E' tornato il MIAMI. L'edizione dell'anno scorso la ricordo poco, lo ammetto. Presa da vicissitudini amorose (ma si possono definire tali?), ricordo di aver sentito solo i Classic Education (che poi han suonato poche settimane fa al Primavera).
Quest'anno seguirò la domenica facendo qua e là qualche intervista. Ci stanno, oltre ai Verdena, I Cani che si paleseranno al mondo dopo che il loro nome è stato menzionato in ogni santo blog l'ultimo mese; i Port-Royal che l'anno scorso dovevano suonare qui a Bergamo ma poi all'ultimo han tirato bidone; ci sono i Non Voglio che Clara che potrebbero essere considerati i padri putativi dei Cani visto il nome del loro ultimo disco (c'è un certo livello spudorato di citazionismo in questo panorama italo indiepop); ce stanno alcuni gruppi che non ho mai sentito e che intervisterò lo stesso con pacatezza e gentilezza fingendo di conoscere tutti i loro brani (si fa così sempre?). In realtà non ho mai intervistato qualcuno di cui non conoscessi anche le virgole perché le mie interviste vogliono essere una bella chiacchierata, uno scambio, un momento di affettuosa conoscenza, e voglio far capire a questa persona che cazzo, ho ascoltato anche le tue scorregge, e ora mi piace rifletterci.
E si pensava, siccome sarò accompagnata da una fotografa (facciamo le cose in grande!), ci sarà modo di immortalare momenti di hipsteria, di coppie a loro volta immortalate dai Cani, di discorsi altissimi e iperuranici di indie milanesi che parlano di altri indie milanesi e si odiano a morte ma si amano, loro si amano si odiano ma si amano però, si amano tutti, è bello è brutto, è solo questo.

giovedì 19 maggio 2011

De mystica circulorum


All these people drinking lover's spit....

Sapevate poi che Lindisfarne è, come Mont Saint-Michel, un'isoletta della costa nord-orientale dell'Inghilterra soggetta a maree due giorni alla settimana e un centro di ritiro spirituale? E, ancor più interessante, i Canti di Lindisfarne Gospels sono considerati un tesoro della Britannia?
James Blake, nuovo mistico dell'occidente.

giovedì 5 maggio 2011

Affashionanti

In attesa che qualcuno tolga dalla manine grassocce di Tommasino Yorke il biberon col bibitone dubstep (s'è capito che quest'anno sarà come il prezzemolo), si tenta di volgere altrove lo sguardo.
E mi si consiglia (grazie miserydestroy) questo album dei Soft Powers che non ho manco finito di ascoltare ma m'ha preso subito e mischia cose stilose alla Beck, alla Flaming Lips, MGMT, Kasabian, Thom Yorke quando stava bene, l'ultimo album di Ariel Pink, Memory Tapes. Ricco di verve danzereccia, si balla come ballerebbe Battiato La stagione dell'amore, con lo stesso aplomb intellettuale, magro, emaciato, un giunco di 2 metri tipo Bradford Cox. Poi c'ha 'sti momenti techno-funk alla Moroder e parentesi molto reggae/dub che ricordano il primo album dei Gorillaz. Diverte.

p.s. progressi col kebabbaro Dessi. Oggi m'ha offerto un cartoccino di patatine fritte insieme al panino. Quell'uomo lì è uguale a George Michael versione pakistana (naturalmente tutti voi sapete che G. Michael è greco d'origine, quindi il mio paragone non è per niente azzardato). Ha 'sti denti bianchi come le perle di fiume, le palpebre abbassate e il sorriso un po' sballone che sembra che si sia fumato 3 canne, ma se mi dite che è l'effetto dei fumi dell'agnello che gira e gira e gira, beh, allora ho capito cosa voglio fare da grande. Ah, il 26 Maggio offre un panino gratis dalle 13 alle 18!

p.p.s. mentre scrivevo sono arrivata alla fine del disco. Confermo la mia impressione, quest'album è gran bello.

lunedì 2 maggio 2011

Sense of dub: Koreless

Avevo segnalato già qui un suo brano, ecco un ottimo mix di dub/reggae/electro-con-tutti-i-prefissi-e-i-suffissi-che-vuoi, fatto a 18 anni.
Coerenza e ottima scelta di brani. Teniamolo d'occhio.
E intanto che scaricate il mix ascoltatevi questa:

domenica 1 maggio 2011

Beato me

"Cosa c'è stasera in tele? Tutto Papa, no?"
"No, beh, se vai su RealTime fanno le solite cose...."
"Magari faranno una versione speciale.....Ma come ti vesti, Giovanni Paolo?"
E m'immagino Carla ed Enzo (immortalato nel bel post della Chacha) in missione speciale al Vaticano dopo aver visionato il disperato annuncio di un ancora cardinale Ratzinger: "Mi hanno tetto che la Chiesa si defe rinnofare per antare incontro ai ciofani. Parlo a nome dei cartinali e dei fescofi, Ciofanni Paolo, non ti abbiamo mai fisto con un paio di cceans. Enzo e Carla, fate il miracolo".
Ed Enzo e Carla che, avendo passato in rassegna il guardaroba di Giovanni Paolo ("e questo cos'è?, per fortuna che sono forte di cuore, sennò mi sarebbe venuto un infarto.....la stola di ermellino? Ma non sai che ormai è di tendenza l'eco-friendly? E poi basta vestirsi di bianco, si sa che il nero sfina...Giovanni, Giovanni! O Paolo? Come preferisci che ti chiami? Karol, forse?"), gli consegnano la carta di credito da 1500 euro, gli impartiscono i 6 comandamenti del "mai più con...." e "mai più senza...." e gli svelano il segreto: i jeans hanno bisogno degli accessori! "Quindi, John, ricordati che per l'aperitivo dopo il Concilio Vaticano, una bella zampa d'elefante non te la toglie nessuno."

E la fantasia galoppa.
A proposito di Vaticano, è uscito da pochissimo il bel dischetto dei Cat's Eyes, un duo formato da Faris Badwan dei The Horrors e la bella Rachel Zeffira, che ci propone un impasto dream/sixties/classicheggiante vagamente alla Burt Bacharach, Lee Hazelwood e i Broadcast (!), per non dire gli Stereolab.
Beh, che c'entra il Vaticano?
Sentite un po' qui.



p.s. qui, e altri punti del disco, mi ricordano Danny Elfman, il compositore delle colonne sonore dei film Tim Burton

venerdì 29 aprile 2011

Vendo biglietto in più disperatamente

Vendo abbonamento per il Primavera Sound (25-29 Maggio) comprato a 170 (qui la line-up di quest'anno, qui il programma giornaliero) al prezzo di 150/155 euro.
Contattatemi qui per info e passaggio di consegna.

domenica 17 aprile 2011

The horror! The horror!

Ascoltare e rabbrividire.
Il primo esempio è volutamente pacchiano. Bob Sinclar è il re dell'house politically correct e piaciona e, dopo l'Americano (pa-pa-papàra) di Carosone, quest'estate si danzerà con questo. (n.b. La Raffa come Lady Gaga che, in Alejandro, fa riferimento proprio la Carrà? E' una gara a indovinare chi cita chi, chi rincorre chi...)
Il secondo esempio fa riflettere sulla direzione che sta prendendo l'hype musicale in questo 2011 contrassegnato dal dubstep e da tutte le sue inflessioni.
Osannato da Pitchfork (ma non solo), scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale, è giunto a noi il progetto di un ventenne canadese, The Weeknd. 11 canzoni imbarazzanti con strutture armoniche ripetitive e noiose, abuso di autotune e falsetto su voce r'n'b, abuso di fuck, abuso di synth mal calibrati.
Ma soprattutto viene perpetrato un crimine orrendo: l'impietosa profanazione dei Beach House, campionati ed effettati con un high pitch che fa diventare la voce di Victoria Legrand uno sgradevolissimo cinguettio.
Ecco il risultato:



p.s. non contento di aver deturpato Master of None, i Beach House vengono seviziati anche qui.

mercoledì 13 aprile 2011

D'in su la vetta della torre antica



Solo una badilata di canzoni come questa o della Sarah Records possono consolarmi e stringermi e farmi "su, su, su, su". Sì, perché dover rinunciare ai primi due giorni (o forse a tutti e 5, chissà) del Primavera è una notizia talmente triste, ma talmente triste, ma talmente triste....

(grazie a C. della canzone)

sabato 19 febbraio 2011

Cala il sipario sui tuoi occhi. E poi il buio.

Vi faccio dono di qualcosa che tutti dovrebbero avere.
Non avendolo trovato in rete mi son presa la briga di acquistarlo su iTunes e di condividerlo con voi.
Si tratta di un cd di Gavin Bryars che s'intitola Hommages, uscito nel 1981 e ristampato 3 anni fa. Lo potete trovare qui. Non mi va di condizionarvi dicendovi cosa sia. Se avete voglia di abbandonarvi completamente a un'ora buona di bellezza sublime, vi garantisco che questo disco farà al caso vostro.
Solo per darvi l'idea della genialità di quest'uomo, vi rimando a questo post (il brano di cui si parla non è contenuto in Hommages, però).

Potrei finirla qui, tuttavia per i "malfideti" che prima di comprare/scaricare un disco vogliono qualche indicazione sennò sale l'angoscia e "non sia mai che sprechi 10 minuti per scaricare qualcosa che non mi potrebbe piacere!", ecco lo...

spoiler musicale

Gavin Bryars è un compositore inglese. Paragonerei la sua musica alla corrente minimalista/avantgarde. Philip Glass, Steve Reich, Terry Riley e compagnia bella. Riduttivo.
E' forse jazz. Naaaa. Io lo definirei un Satie con le convulsioni e con la mente che lavora a 3000 idee al secondo. Pezzi al piano, poi vibrafoni e marimbe, cambi di registri magistrali, armonizzazioni audaci e talvolta dissonanti. A volte ricorda il primo disco di Goldfrapp, persino. Badalamenti. O in qualcosa Aphex Twin, tanto per dirvi l'ampia portata della sua musica.
Non abbiate paura. Hommages non vi mangia mica: sono solo note. Forse vi farà fermare il cuore ogni tanto. Forse vi concilierà il sonno. Forse vi accompagnerà nelle notti insonni proprio come sta facendo con me ora.

mercoledì 16 febbraio 2011

W i döner *

Quando avrete letto questo post sarà stato già scritto probabilmente tutto a riguardo.
Si parla di Sanremo.

Sì, perché oggi martedì 15 è ufficialmente iniziato il giostrone musicale più importante della nostra cara Italietta. Nessun terremoto, nessuna rivoluzione: le canzoni presentate rientrano nel tradizionale stile sanremese, tutte con la stessa ammuffita struttura armonica e melodica.
La canzone di Albano, per esempio, è così brutta che secondo me dovrebbe vincere a man bassa.
Un impagabile divertimento è vedere Max Pezzali riproporre lo stesso (nuovo) brano da 15 anni: in un attimo siamo tutti al Jolly Blue, io mi ritrovo con la mente al '93 nella mia vecchia scuola elementare C. Cerioli, circondata dai miei compagni di classe euforici dopo la première di "Come mai" ft. Fiorello ancora col codino, trasmessa da un'allora yuppie Fininvest.
Nell'indimenticabile video Max Pezzali sfoderava un'inquietante dentatura germinata: 46 denti al posto dei normali 32, una cosa che Dario Argento avrebbe potuto sfruttare per qualche suo film. L'arcata inferiore presentava poi una disposizione alla "cazzo de cane" simile alle lapidi del cimitero ebraico di Praga - (cit.)
Impossibile non citare, inoltre, il vitino di vespa e la capigliatura sauvage di Mauro Repetto-viso d'angelo (il River Phoenix dell'alta padana) nella parte dello sfigato romanticone che conquista la gnocca (ma come ci si vestiva male da Dio negli anni '90??) comportandosi come un ossessivo compulsivo. Finale alla We are the world, accendini, cazzi buffi, baci, Pezzali e Fiorello che esultano e il pubblico che applaude.
Insomma, una sublime trashata da far venire le lagrime agli occhi.
Ma torniamo a Pezzali: mia mamma non l'ha visto mica bene e mi ha chiesto: "ma è malato?". E quando mia mamma dice così la sentenza di morte è definitiva. Come la parca che taglia il filo della vita, mia mamma ha predetto la morte di svariati vip, parenti, conoscenti. Se Max l'avesse saputo avrebbe passato metà esibizione con le mani nelle tasche.
Max in effetti non aveva una bella cera. Pareva il fantasma di se stesso. Barba incolta, occhi sempre più spiritati, viso smunto (ma non pesava un quintale prima?), un improbabile abbinamento di giacca e camicia (rigorosamente fuori dai pantaloni, a confermare un certo raffinatissimo stile bovaro).
Ma la cosa più allarmante è stata la voce: sembrava che il nostro Max si fosse sfranto di elio pochi secondi prima dell'entrata in scena o che lo spirito di Topo Gigio si fosse incarnato nel suo corpicino. Esilarante, in tutti i sensi.
Per quanto riguarda gli altri segnalo un'Anna Tatangelo che omaggia "Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese" (e me la cacciano via così subito??? Sono tutti fuori di melone), una fattissima Patty Pravo con un filo di voce (in corso la sua trasformazione da umana a sfinx), e un Battiato buttato lì nella mischia che con una sola frase cantata riesce nell'impresa impossibile di dare un perché a un ennesimo festival tristissimo - per questo da seguire.

Il momento migliore della prima serata esula dalle performance canore degli artisti in gara. Sono le 22.20 circa e Morandi annuncia l'entrata in scena di Belen ed Elisabetta Canalis, il motivo per cui l'80% della gente stava ancora seguendo il festival dopo un'ora.
Un momento surreale che vale la pena di commentare passo dopo passo (e che potete vedere qui, selezionando - ostinatamente, il funzionamento non è immediato - il video sulle primedonne di Sanremo).
S'inizia con una goffa presentazione di Morandi che si muove quasi tenendo il ritmo delle sue parole - eroico il cameraman a non farsi venire il mal di mare.
Ed eccole, loro. Rullo di tamburi e due flash rosso e blu. Mano nella mano (ad un certo punto ho perfino pensato che si sarebbero limonate in diretta), Elisabetta trascina Belen con un passo falcato che mette in difficoltà l'argentina.
Ora: mettete in mute il video e fate partire Die Roboter dei Kraftwerk. Il risultato sarà sorprendente. Belen e la Canalis non riescono manco a muoversi, sono rigide e inamidate, paludate, come se le avessero tolte 5 secondi prima dal congelatore dove la Rai tiene Mirigliani per 360 giorni all'anno (qualcuno l'ha mai visto a piede libero al di fuori dei 3/4 giorni di Miss Italia?).
Ferme come stoccafissi, paralizzate come due belle statuine, sembrano due che le imitano.
E mentre sorridono nelle mie orecchie risuona Wir funktionieren automatik Jetzt wollen wir tanzen mechanik.
Epico quasi come il nuovo video di Vasco.

* un'epifania mentre percorrevo Via S. Bernardino. Una scritta sul muro proprio accanto al Kebabbaro "Kebap Instanbul": W i döner, un astuto gioco di parole tra "donne" in dialetto bergamasco (le donne= i döne) e il panino caldo imbottito più buono che ci sia. Commovente.

giovedì 10 febbraio 2011

What do you expect us to say after that?

James Blake rifà la mia canzone preferita.
E la rifà da Dio.

Il cerchio si chiude.

James Blake - A Case of You (Joni Mitchell cover) @BBC 1, 9 Febbraio 2011
Per scaricare l'mp3: qui

giovedì 3 febbraio 2011

La poetica del vaffanculo (from Barcelona to Barcelona)

Nelle ultime 24 ore pare essere successo di tutto nel mondo. Ruby è incinta e si sposa. I White Stripes si sono sciolti. Amy Winehouse torna in Italia - il direttore dell'hotel dove pernotterà sta già iniziando a rifornire il minibar. Napolitaner in visita qui a Bergamo - il Comune ha ammortizzato le spese per le decorazioni togliendo dalla soffitta le bandiere recentemente usate per l'ultimo raduno degli alpini (e ancora sporche di rosso e di grapì).
Ma soprattutto le mie ultime 36 ore sono idealmente gravitate intorno alla città di Barcellona.

Da Barcellona è tornato per un breve, brevissimo, fulmineo soggiorno italiano il-mio-ex. Sì, quello lì. Ne avevo parlato qui, ma anche qui e credo di averlo inserito da qualche altra parte, che noia. Insomma, quello lì che non sentivo-vedevo da due anni. Quello che non mi ha più cercato e nemmeno -ehm- io -ehm- l'ho -ehm- fatto (carissimo Pinocchio, amico dei giorni più lieti, di tutti i miei segreti.........).
Ok, sì, ho mandato al suo (defunto?) numero di cellulare italiano 3 messaggi (nell'arco di due anni!) per sapere come stava. In questi due anni i dispacci sulla sua salute e/o vita provenivano da occasionali incontri coi suoi amici che, vedendomi, si sentivano in obbligo (o forse non trovavano altri argomenti per evitare imbarazzanti silenzi dopo il "ciao!") di parlarmi di lui.
Eh, sì, ora sta in Spagna. Eh sì, l'ho sentito l'altro giorno. Eh sì, ora sta in vacanza in Sudamerica. Eh sì, è venuto a Bergamo per 2 giorni.
Una volta, credo quest'estate, gli scrissi anche una mail. Senza mai ricevere una risposta.

Martedì me lo ritrovo a 10 metri di distanza mentre sto per salire su un autobus per tornare a casa.
Sliding Doors.
Potevo anche non vederlo. Potevo non notare il motorino bianco. Potevo rimanere nel mio mondo, cullata dai Lower Dens che avevo in cuffia, avrei preso il bus e sarei tornata a casa, continuando a scrivere la tesi. Sarebbe andata così.
Invece ho girato la testa a destra. E ho visto quei cazzo di occhiali da sole Vuarnet. E quei cazzo di capelli informi (se li taglia da soli). E ho pure sentito quella cazzo di voce.
Il tempo di fare 3 passi e di chiamarlo che mette il casco e parte con la moto. Non mi ha sentito.
Allora inizio a correre. E mi faccio Propilei-via Zambonate in 40 secondi (per chi non conosce Bergamo sto parlando di 400 metri) come Forrest Gump, come una cogliona, diciamocelo, perché lo spettacolo non doveva essere dei migliori: occhialoni tipo Moz sballonzolanti, borsa (grossa) a tracolla che faceva suegiù e suegiù, fiato corto, corsa poco fluida (duemesifamisonorottaduelegamentidellacaviglia) e cuffie sul collo coi Lower Dens che ancora intonavano questa:



Sembrava l'inizio di Trainspotting, però più sfigato.
Ma in quel momento ero la regina del fucking everything.
Due anni che non lo vedevo, me lo trovo davanti, lo chiamo, non mi sente, mette in moto (mmmhhh, tutto questo mi ricorda la scena di un film, ma quale???): lo rincorro. (Bridget Jones, forse??? Che alto modello di riferimento!)
In tutto questo scenario c'è da aggiungere che lui, anche se m'avesse visto, non m'avrebbe riconosciuto: con quegli occhialoni da Moz e quel taglio da Moz e poi avevo le cuffie, cioé, mai avrebbe pensato "toh, c'è la Vale".
Insomma, immaginatevi un caso umano che stabilisce un nuovo record dei 400 metri piani e che è talmente fortunata da riuscire a raggiungere quel cazzo di motorino bianco che nel frattempo, fermo al semaforo - rosso, poi verde - ha messo la freccia a sinistra ed è piantato in mezzo alla strada, e quel caso umano urli un nome con tutta la forza che ha in corpo, col desiderio di farsi sentire da uno col casco che si trova a dieci metri di distanza, replicando così l'indimenticata scena di Sister Act in cui la Whoopie Goldberg tocca la pancia alla suoretta Maria Roberta e le fa uscire tutta la voce che c'ha in corpo, "come se dovesse farsi sentire da un tizio in fondo alla sala....."

(uguale, però nessuno mi stava spingendo la mano sulla pancia in quel momento e l'ultima volta che l'hanno fatto, il mese scorso, si è trattato di una piacevolissima colonscopia)

Lui si volta e fa un'espressione in cui convergono duecentocinquanta processi mentali per la durata totale di 2 secondi: echicazz'è?, aspetta questo lo conosco, aspetta questA lA conosco, la Vale??????, la Vale!!! la Vale?!?!?!?!?!
Tra l'attonito e l'incredulo, il sorpreso e lo scioccato, l'imbarazzato e il "ma quanto cazzo è diventata lesbica?", il-mio-ex (da pronunciare tutt'attaccato come se fosse un nome proprio) accosta, andiamo a bere un caffé, non sembrano passati due anni ma due minuti, o forse due secoli, e io tento di mettere assieme dei pezzi scollati, di collegare i puntini come nel gioco della settimana enigmistica perché la persona che ho davanti mi pare uno sconosciuto la cui faccia mi dice qualcosa, mi dice tanto.
Più parlo più m'arrabbio.
E la cosa più intelligente che mi viene da dirgli è che a fine maggio sarò proprio a Barcellona per un festival (e mi fa pure strano pronunciare la parole "indie" e tentare di spiegargli cosa sia prendendo come esempio i Belle&Sebastian ma è come se parlassi di fisica quantistica a un appassionato di storia del medioevo). E la cosa più stupida che mi viene da fare la scorsa notte è quella di fargli un cd di elettronica ("ormai è da tempo che non ascolto più musica") che contiene Aphex Twin, Boards of Canada, Bibio, Four Tet con e senza Burial, Flying Lotus, James Blake, Memory Tapes, Neon Indian e Nathan Fake. La vetta della coglionaggione è andare in aeroporto oggi mercoledì 2 febbraio zeroundici alle ore 19.30, chiamare il suo (non più defunto) numero italiano e saperlo già all'imbarco, un'ora e mezza prima della partenza. Sentirmi dire, con un tono piatto come le mie tette, che non c'era proprio modo di vedersi e di dargli il cd a meno che "non prendessi un biglietto per Barcellona e m'imbarcassi".

ah-ah-ah. Battista, la raspa, la piuma non basta.

Peccato che la checkinista piastrata mi dica che "è fattibile, basta che la persona interessata esca dall'imbarco e avvisi il personale".
Ma ripenso in sequenza: alla battuta di merda, al suo tono piatto, al suo entusiasmo assente e mando affanculo, altrettanto in sequenza: lui, il cd, me, ancora lui, me di nuovo.
Quindi torno a casa, scopro che al Primavera si sono aggiunti dei nomoni, e uno di quei nomi è proprio quel James Blake lì di cui ho scritto poco tempo fa. Quel James Blake che avevo masterizzato al-mio-ex. E quindi un terzo, lungo, brioso vaffanculo a lui, il-mio-ex, che ha sempre avuto dei dozzinalissimi gusti musicali.


on air: Girls - Lust for Life

lunedì 10 gennaio 2011

Sospironi e visibilio in parti uguali

Le tag di Lastfm a volte mi strappano più di un sorriso.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando: Lastfm è un sito/social network che stila un profilo personale in base agli ascolti musicali che vengono catturati attraverso un plugin (un elemento aggiuntivo che "scrobbla", ossia scannerizza) abbinato al programma che usiamo per riprodurre musica.
Su Lastfm ci si scambia pareri e consigli, si commentano i brani, si segnalano concerti, insomma: tutto ciò che gravita intorno alla musica pare debba passà di lì. Una funzione che appare un po' defilata ma che gioca un ruolo importante sono le tag, le etichette che raggruppano varie band a seconda del genere e che aiutano l'utente a scoprire gruppi nuovi affini ai suoi gusti.
Succede ogni tanto che queste tag vengano usate un po' alla "cazzo de cane" e con un pizzico di fantasia e, più che etichettare il genere musicale, siano simili a una suggestione o a una frase che cattura uno stato emotivo suscitato da una certa musica.
I Beach House (un nome a caso), per esempio, sono stati taggati come "sigh and swoon in equal measure" (sospironi e visibilio in parti uguali): dando una sbirciata agli artisti affini di questo tag scopro che vi dimorano pure le Organ, le Electrelane, St. Vincent, Joanna Newsom, Scout Niblett e She&Him e la lista è lunghissima, issima, issima.

Posto che:
- non ho dubbi sul sesso biologico di chi ha coniato quest'espressione
- né sul suo orientamento sessuale e sul suo umore
- né tantomeno nutro dubbi sul fatto che potremo avere tante cose di cui discorrere,

invito la suddetta persona a farsi avanti e ad avanzare una proposta di fidanzamento.

Garantisco una risposta ricca di sospironi e visibilio in parti uguali.

mercoledì 5 gennaio 2011

Good Old Germany

Voglio fare un giochetto.
Avete presente gli schemi enigmistici? Quegli schemi, cioé, che legano delle parole o frasi tra loro combinandole? Un esempio che tutti conoscono è l'anagramma, che mescola le lettere di una parola per formarne un'altra di senso compiuto.
A me son sempre piaciute le zeppe o aggiunte, ossia quando s'aggiungevano lettere o sillabe ad una parola e così si avevano geminazioni di varianti.
Ma ancora di più adoravo fare i cambi che prevedevano salti da una parola a un'altra modificando una lettera (consonante o vocale) passando così da un polo (o antipodo/testa) all'altro (o antipodo/coda).

Mi chiedo: se al posto di una parola ci fosse un'idea e attraverso piccole modifiche concettuali si arrivasse al polo opposto? Ecco, vorrei fare la stessa cosa con la musica, fondendo enigmistica alla famosa teoria dei sei gradi di separazione.
Ok, iniziamo.
Da "Neu!" dobbiamo arrivare a "The Horrors".

1. Neu!-->Kraftwerk.
Embé, facile facile la facciamo.
Tutto parte da qui. Siamo in Germania agli inizi degli anni '70: la culla del kraut rock.
Ebbene, kraut rock, come quasi tutte le categorie o generi musicali, è un termine ombrello. In sé, quindi, non esprime proprio nulla, piuttosto comprende un variegato sottobosco musicale accomunato dalla matrice sperimentale che mescola psichedelia, elettronica alla Stockhausen e alla Klaus Schulze, improvvisazioni free-jazz e avantgarde. All'interno un nugolo di nomi: Neu!, Faust e Can su tutti, ma anche i primi Kraftwerk, quelli di Autobahn per intenderci, un album il cui ascolto vale più di mille parole e descrizioni.


2. Kraftwerk--> Giorgio Moroder.
Proprio di Autobahn, che esce nel 1974, pare fare una scorpacciata il buon Giorgio Moroder, italianissimo di Ortisei, che, all'epoca, in Germania bazzica da qualche anno. Folgorato sulla via del synth e del vocoder, pubblica nel '75 Einzelganger, disco che sintetizza le lunghe suite cosmiche kraftwerkiane cristallizandole in una forma più pop.
Moroder in seguito avrebbe sporcato l'elettronica kraut con ritmi funk partorendo dischi come From Here to Eternity e diventando così il padrino della disco music. Il suo stile è un marchio di fabbrica, la sua influenza sterminata: Daft Punk, Air e Justice (ma anche Memory Tapes e Neon Indian) gli saranno eternamente grati.


3. Giorgio Moroder--> New Order
Il passo dai Kraftwerk ai New Order appare breve. Autobahn e Trans Europe Express hanno, nel giro di pochissimo tempo, non solo mietuto vittime illustri (il Bowie di Low, l'Eno di Another Green World), ma hanno soprattutto avuto una forte, fortissima ascendenza sul rock post '77. La rapidissima rise and fall, vertiginosa, furiosa e viscerale, del punk porta a una parcellizzazione di stili che veranno compresi sotto le etichette di new wave e di post-punk. Interpreti maggiori di quest'ondata musciale, che fonde la lezione krautrock a minimalismo elettronico fino ad arrivare alla disco music e ai ritmi funk/dub giamaicani, sono i PIL di quel pazzo di Jhonny Rotten, i Wire, i Talking Heads, i Gang of Four e ovviamente i Joy Division.
Che lo spirito tedesco aleggiasse già sui quattro di Manchester appare chiaro sin dal primo album, Disorder (1979), in cui le ritmiche quasi industrial di batteria e basso (che con le sue linee armoniche, nel post-punk, sostituirà la chitarra e diverrà strumento principe) si sposano con la voce asetticamente sofferta di Ian Curtis, producendo un effetto straniante di brechtiana memoria.
Closer, dell'anno successivo, non fa che rincarare la dose aprendosi maggiormente ai synth e alle tastiere. E poi il buio.
Un nuovo ordine appare all'orizzonte. Power, Corruption and Lies del 1983 è il manifesto di quel nuovo ordine: algida elettronica, ritmi marziali, synth che aleggiano come fantasmi e ragnatele, voci che non lasciano trapelare emozioni.
Blue Monday, perfetta fusione di rufianaggine moroderiana e di robotik dance alla Kraftwerk, dà il la definitivo aprendo la strada segnata già da Gary Numan e Soft Cell, sdoganando la dark wave e ibridandola con la disco music, dando vita al multiforme filone del synth-pop.


4. New Order--> Massive Attack
Salto temporale di 7 anni. Scenari diversissimi eppure consanguinei.
Si sta forgiando, nella zona di Bristol, un suono nuovo in controtendenza rispetto alla musica techno e alla scena Madchester più alla deriva. Un suono cupo e pieno che attinge a piene mani alle radici più dub e hip hop, ma che è in linea con l'elettronica di derivazione kraut. Un suono buio, lento e corposo che risente della lezione post-punk e che pone, ancora una volta, il basso in primo piano, un basso teso a mo' di bordone che sorregge l'intelaiatura ritmica insieme alla batteria, a volte sporcata con lo scratch.
I Massive Attack. Il trip-hop.
Poi si arriva al 1998 e con lui Mezzanine. Un album nero come la pece, claustrofobico e soffocante. Un universo sotterraneo fatto di cuniculi e di incubi allucinati. Su tutti svettano brani come Man Next Door o Angel. La dark wave è riveduta, corretta e aggiornata agli stilemi trip-hop. Il risultato è più che una rivisitazione, è quasi post-modernismo musicale.


5. Massive Attack--> Portishead
Tappa obbligata. Un passaggio quasi scontato, forse.
Il trip-hop nella sua veste più elegante e sontuosa, nonché ambigua e decadente, trova nella voce di Beth Gibbons un'interprete d'eccezione. Dolorose liturgie morriconiane, paesaggi melodici come tavolozze sbiadite, zone d'ombra, velluto blu, strade notturne, armonie slabbrate, fine fotografia in bianco e nero di film francesi degli anni '60: suggestioni, ritmi lenti, attese.
Spiriti affini gli Stereolab, metà americani metà francesi, che hanno messo a punto un perfetto ed inquietante modernariato pop, arricchito di tanto in tanto di sferzate noise e kraut.
Dal 1998 al 2008. E si approda a Third, opera terza dei Portishead.
E ancora una volta fanno capolino, sempre attuali, le sonorità kraut e kosmische, impetuose nel loro abito dark in Silence, spazzolate di spirito da chansonier, fino a spingersi all'industrial e ai ritmi ossessivi di Machine Gun ed approdare alla dolcezza camaleontica di The Rip, in cui i synth, dapprima in secondo piano, esplodono in un tripudio moroderiano da qui all'eternità.


6. Portishead--> The Horrors
Come possono in un brano convergere 40 anni di musica?
Ecco la risposta.

martedì 28 dicembre 2010

L'arte del sogno: Aphex Twin

(Aphex Twin - Matchsticks)

Questo non sta accadendo. Ciò che stai vedendo non può essere vero. Questa non è una pipa né tantomeno questo è un cuore, è un pallone aerostatico che vola nella notte, un cono gelato che si squaglia al sole. Parate di rinoceronti rosa sfilano in mezzo a edifici fatti di crema.
E quindi pterodattili giganteschi che mi puntano dall'alto e aerei che cadono e missili che esplodono in volo, treni che deragliano e camion che escono dall'autostrada sfiorandomi di un centimetro.
Case che crollano, ciechi che percorrono balconi senza ringhiere, stazioni di metropolitane diventate rifugi antiatomici, degrado urbano.
E nelle orecchie c'è chi dipinge la mia angoscia con staffilate armoniche, linee oblique color viola e giallo, rosso cardinalizio, mentre una massa d'un allucinato bianco mi scruta, inseguendomi, per poi strisciare lenta nella notte.

Weird creatures. Elfi balbuzienti che giocano a palla con i bulbi oculari di un rospo. Ippocampi lisergici impegnati a far battaglie di ping pong con minotauri. Biglie impazzite e multicolore che danzano davanti ai miei occhi. Guardie russe mangiacani, mentecatti ed ascensori, mendicanti emozionali rollano nudi in nuvole di muco rosa. Piogge e docce ad Aprile, crudelissimo Mangiafuoco, barbeebaffi e lattemmièle, nuotan tutti mentre io gioco (e sogno).



(Aphex Twin - Curtain)

La stanza del bimbo morto conservava, nonostante gli anni passati, il suo fascino inquietante. I genitori avevano deciso di lasciare tutto com'era: la culla dei primi mesi, il lettino in ferro battuto con le iniziali, i giocattoli sparsi sul tappeto, immobili tuttavia animati come ad aspettare un impossibile ritorno del padroncino, delle bretelle sullo schienale della seggiola e le scarpe in cuoio che il papà, pochi giorni prima dell'incidente, aveva commissionato al calzolaio di famiglia. Tutto appariva incorniciato dall'ampia finestra che dava sul cortile e metteva a fuoco, fino a poco tempo prima, il grande albero, in seguito abbattuto nel disperato tentativo di rimuovere il colpevole (suo malgrado) di un dolore atroce e inspiegabile come la morte di un figlio.




Perdita dell'infanzia, pallore grigioblù, stare sott'acqua nella vasca da bagno interi minuti come gesto di sfida, e scoprire un altro mondo. Bolle di sapone in solitudine e ritorni e speranze, gravidanze inattese, bimbi persi. Pace e sensazione di beatitudine, di librarsi in volo, abbandono all'aria. Orologi che vanno all'indietro e poi improvvisamente corrono, e vengono ingoiati da pesci palla che danzano a tempo un minuetto porgendoci le loro braccia focomeliche. Anelli di fumo e cognac a fiumi e occhi aperti che bruciano per il cloro, occhi chiusi per lasciarsi andare. Alla deriva, allo sbando, allo sbaraglio.


(Aphex Twin - Nanou 2)

E mi hai dato la mano. E noi che navighiamo. E nulla da temere, nulla di cui preoccuparsi, solo luci e colori e taciti consensi, e brillare nella nebbia come rugiada sulle foglie, come fili di perle tra gli stracci, e darti solo il necessario per sopravvivere mentre qualcosa avanza su di me, divorandomi. Non dici parole. Sprofondi in abissi perenni come avevo predetto.


Inquadratura dall’alto, giornata piovosa, b/n tipo film di Wenders.

Una voce che mi riecheggia in testa dice: “se ci rivedremo, mi saluterai e non ti riconoscerò allora capirai che è stato tutto solo un sogno e che il momento più bello della tua vita è stato solo un sogno”. La incontro in una via uggiosa e non mi risponde. Una giostra e una canzone col carillon quasi anni ’30 simile a Brecht/Weil, mi ricorda “tanti auguri a te”.

Mi alzo, come se sapessi che mi devo svegliare, come se davvero volessi ricordarmi quel sogno ed esclamo ad alta voce “pazzesco, ho fatto il sogno più bello della mia vita”.

Perché nel sogno sapevo benissimo che c’era stata una storia d’amore, attimi di felicità e di pura gioia, ma ripensandoci, ricordandomi e ripercorrendo il sogno, mi pareva che quei momenti – sottintesi nel sogno, dedotti in un secondo momento – fossero solo un vuoto di morte, di abisso, di assenza.

E quindi mi rendo conto che quel sogno è terribilmente triste, quasi un presagio, quasi una profezia. Ho paura di morire. Piango. E dico “no, era il sogno più triste che abbia mai fatto”.

La struttura del sogno è pari alla mia reazione da sveglia. Mi rendo conto che ciò che è “felice, bellissimo” è solo un sogno….e quando lo realizzo scoppio a piangere, sto male, mi sembra di morire.


(Aphex Twin - Kesson Daslef)


p.s. mi rendo conto di aver fatto un torto enorme ai brani più drum'n'bass, acidi e techno di Aphex Twin. Consiglio quindi l'ascolto di Selected Ambient Works 85-92 che contiene tra l'altro il pezzo che m'ha ispirato a scrivere questo post, We are the music makers.

sabato 18 dicembre 2010

Recensione: Syd Matters - Brotherocean (2010)


Ascoltare un album la prima volta e rimanere incollati a ogni singola nota m'è successo poche volte. Ricordo quando mi scontrai con If you're feeling sinister o Ok Computer e più recentemente con Teen Dream (ormai è passato un anno) o Music from the Penguin Cafe: l'entusiasmo e lo stupore erano così forti da farmi schiacciare play ogni volta che arrivavo alla fine.
Brotherocean è uno di questi dischi: 40 e passa minuti che si vorrebbero prolungare per ore fino a farli divenire colonna sonora costante di tutte le immagini che passano sotto i nostri occhi: assorbire e introiettare quei suoni e quelle atmosfere per poi approdare ad uno stato di incoscienza simile alla couch melodia.
Ancora non mi so spiegare il motivo di questa sensazione di smarrimento e rapimento che m'avvolge. Forse mi pare d'essere a casa: echi di Radiohead e Grizzly Bear (armonizzazioni vocali e stratificazioni sonore e inoltre una costante ed elegante attitudine folk e un'ottima capacità di arrangiamento), di Beck (la voce, forse?), e ancora Beach House (ci sento lo stesso calore - non ho un altro termine migliore per definire questa percezione), Fleet Foxes, Midlake, Mum, ma anche Travis. Le soluzioni melodiche non sono mai scontate, tutto è suonato in modo eccellente e con classe. La concatenazione delle tracce è naturale, anzi, sconsiglio di spezzettare l'ascolto: il movimento fluido che attraversa ogni brano obbliga l'ascoltatore a non interrompere l'esperienza musicale, quasi a voler mantenere intatta quell'atmosfera che Brotherocean riesce a creare con soli 10 brani.

Dal punto di vista del coinvolgimento emotivo siamo ai livelli di Teen Dream (mio disco del 2010 insieme a Cosmogramma di Flying Lotus).
Ottimo, non c'è che dire: 8.

Un assaggio:

Syd Matters - Hallalcsillag


Syd Matters - We Are Invisible


Syd Matters - Hadrian's Wall


p.s. ah, sono francesi.

giovedì 30 settembre 2010

Quattro versi e poco più

E guardo i tuoi occhi che sono stracci nel volto

stracci zuppi e mezzi

pezzi di carta straccia

panni dimessi, smessi

simil-libertà, ali.

Iride umida, distacco.

Ti guardo dal basso e sono ombre,

dall'alto sfere, comete,

come te son radici, fradici.


On air: Akron/Family - Franny/You're human