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martedì 1 novembre 2011

il RETRORMENTONE non muore mai (manco il giorno dei morti). Numero 10 e via.

A-rieccolo. Sono felicissima di dare il bentornato alla mia rubrica preferita (anche perché ho solo quella) col botto. Scrive per noi Lola, a cui voglio un gran bene e davanti alla quale chino il capo come gesto di reverenza: maestra in giochi di parole&neologismi, pozzo (forse perché si veste sempre di nero) di sapere, abbracci a profusione.
Ecco il suo Retrormentone.

Pulp. Molto pulp. Pure troppo!
14 settembre 1995. Bergamo. Mi presento in classe in tuta, sciatta, non truccata, ascella poco purificata, capelli lunghi e di colore indefinito, prendo posto goffamente, assonnata. È il primo giorno di scuola, in senso assoluto: la prima ora di lezione delle medie superiori. È il mio compleanno. Questo particolare, temo, attira ulteriormente l’antipatia delle altre 25 o 26 teenager presenti. Dai loro sguardi capisco che ho poche probabilità di sopravvivere.
Finite le lezioni, mi dirigo verso la stazione insieme a una mia compaesana. Ci ferma il solito venditore molesto. Ci chiede come ci chiamiamo. “Elena”, risponde la mia compagna, sgamata, che invece di nome fa Letizia. “Marisa!”, mi metto a improvvisare anch’io su modello dell’amica, dimostrando peraltro poca dimestichezza con l’onomastica di fine secolo. Ma il sotterfugio viene scoperto dall’ambulante di turno nel giro di pochi secondi: gli basta leggere il mio vero nome sulla collanina che ho addosso. A metà anni ’90 era di gran moda l’oggettistica anagrafica. Una fatica per trovarla, tra file di monili con su scritto “Maria” e “Paola” e “Elena”, e ora mi ripaga tradendomi! Capisco di avere sul serio poche probabilità di sopravvivere.  

La soluzione dell’impasse arriva di lì a poco. Nell’autunno del 1995 compaio in IAF orribilmente bionda, in dolcevita scuro e al collo un filo nero a racchiudere le lettere D-E-B-O-R-A-H, con l’acca, come la marca di cosmetici. Nemmeno tanto difficile da reperire rispetto all’altra con il mio nome vero, peraltro! L’idea mi viene dal video di Disco 2000, dei Pulp, che racconta una tipica storia boy meets girl, un incontro felice in disco che si risolve in un rapporto sessuale. Dei sottotitoli rivelano i pensieri dei personaggi. Più volte Deborah, la protagonista, si chiede, scocciata, il motivo per cui la faccia smunta di Jarvis Cocker sia costantemente alla TV. Il videoclip in realtà passava davvero di continuo su videomusic e su telepiù, che dall’estate di quell’anno trasmetteva MTV in chiaro per qualche ora al giorno. Di MTV ricordo soprattutto Andrea Pezzi, che fine ha fatto, Andrea Pezzi?
Due questioni mi preme sottolineare. Una è che questa canzone potrebbe essere stata scritta anche l’altro ieri. L’altra è che si tratta di un brano ipernostalgico che si interroga su un futuro che adesso è passato. Il primo punto è facilmente spiegabile: l’operazione sistematica di recupero è la stessa che viene messa in atto oggi. I pulp pescavano a piene mani dalla disco e da sonorità anni ‘60 e ‘70. Anche il look di Jarvis Cocker, che infatti è innegabilmente un protoindie, risulta attualissimo: magrezza impressionante, aspetto da fantino mancato, capigliatura rubata al coiffeur di Paul McCartney, occhiali di una grandezza spropositata rispetto al viso (anche se nel video non li indossa), financo gravi problemi posturali. L’altro nodo cruciale, invece, è piuttosto complesso, ma potrebbe essere così riassunto: futuro nel passato, would + infinito.

A sinistra la postura di Jarvis Cocker. A destra un indie.
14 settembre 2000. Milano, statale. Primo giorno di università. Fully grown, sort of. Anfibi, capello nero corvino cotonato, trucco pesante, rossetto sbavato, I wear black on the outside ‘cause black is how I feel on the inside. Ciononostante passo gli esami. In ogni dove si fa un gran parlare di un nuovo programma TV, Il grande Fratello. Io, che ho appena letto Orwell, mi immagino che quei poverini dei concorrenti saranno messi in una casa che sa di cavolfiore e verrà loro proibito di esprimersi con i più crudeli espedienti e un po’ mi dispiace. Penso spesso agli amici di infanzia, a Letizia, che adesso tanto sgamata non è più, che non è mai andata all’università e ora ha un figlio. L’ha chiamato Nicolas, il figlio, ho sempre sospettato fosse un omaggio a Sarkozy. Anche a Deborah, penso spesso, a come il 2000 del 1995 alla fine sia diverso dal 2000 del 2000. Ma soprattutto ricordo Andrea Pezzi, che fine ha fatto, Andrea Pezzi?

i fotomontaggi sono ad opera dell'autrice.

mercoledì 5 ottobre 2011

ll RETRORMENTONE numero nove - edizione speciale

Dove eravamo rimasti? 
Dopo una piccola pausa (c'eravamo lasciati che era il 17 Settembre e c'era afa e ora, a Ottobre, il caldo non accenna a diminuire, anzi...) la caccia al tesoro musicale dimenticato continua con un'edizione speciale. Ancora non saprei dirvi in cosa è speciale, ma vi svelo che il gioiello sommerso oggetto di questo post m'è venuto in mente stamattina mentre mi facevo lo shampoo e non m'ha più mollato tutto il giorno (quando è così so che non posso far altro che scrivere).
La canzone di cui parleremo non verrà svelata fino alla fine del post: molti di voi, sicuramente più sgamati di me, la capiranno già dall'inizio (e non vale usare Google!) quando leggeranno i primi soavi versi. Sì, perché questa canzone, che ha un ritmo mid-tempo alla Attenti al Lupo e una melodia alquanto banale (tra l'altro copia sbiadita del brano di Dalla), è impreziosita da uno dei testi più trash e twee (sì, a volte vanno a braccetto) degli ultimi 20 anni. Un testo che farà scoprire a voi cari lettori la presenza di un Steven Patrick Morrissey tricolore e una capacità scrittoria (almeno in questa canzone) che non ha niente da invidiare all'originale inglese. Finalmente possiamo glorificare il Moz de noantri: Beppe Dati. Il nome non vi dice nulla? Beh, perché non è lui l'interprete del nostro retrormentone, ma l'autore del testo. Mistero, mistero e ancora mistero.
Ultimissimo indizio prima di raccontarvi le liriche (non vi menziono il ritornello sennò capite subito di cosa si tratta): fu presentata a Sanremo che avevo 7 anni e diventò un vero e proprio tormentone. Bene, le premesse ci sono tutte. 
Ma di che si parla quindi? Parto col dirvi che il testo è un possibile condensato di Girl Afraid, Some Girls are Bigger Than Others (solo per il titolo, però), Accept Yourself e The Boy With the Thorn in his Side. Si parla di adolescenza e delle annesse paturnie: la protagonista è una quindicenne che contempla sospirando come una madonnina pentita (o infilzata che dir si voglia) il suo corpo in fase di trasformazione (nel primo verso si fa riferimento all'infanzia della protagonista, quando era un'acciughina): chi a quell'età non si è sentito frustrato e ha pianto solo chiuso in bagno per la festa del suo compleanno, e vedeva solo i suoi difetti sentendosi un fagotto? Chi non si è mai sentito solo e sconfitto e non voleva mangiare più? E chi soprattutto non ha sofferto per quelle risatine dietro che sembrano pugnali (e il testo prosegue con la rima: piangi e ti si appannano gli occhiali)?
E quindi il distico elegiaco che mi porto dentro al cuore dal '92: 
cresceranno i seni
chi ti prende in giro sono dei ragazzi scemi 
...versi che Moz ha sempre avuto in punta di penna ma non ha mai avuto il coraggio di buttare giù.
Il finale, davvero banale, fa trapelare un happy ending che nulla ha di morrisseyniano: il narratore, segretamente innamorato della protagonista, le confessa che potrà sempre contare su di lui durante questi anni così delicati.

Ecco, siamo arrivati alla fine.
Qui lo dico e qui lo nego: non svelo il titolo. Se entro una settimana a partire da oggi 5 ottobre raggiungo come minimo 10 commenti colle vostre soluzioni (v'ho detto di non usare Google!), mi metterò all'opera e registrerò un video-cover di questa canzone.

sabato 17 settembre 2011

Il RETRORMENTONE numero otto


Il Retrormentone non è solo estivo. Ed ecco servito sulle note scroscianti di un temporale di inizio autunno il racconto di Jessica, una fan della nostra rubrica che ci racconta la sua estate di qualche anno fa trascorsa a ritmo di....


Era l'estate del 2002 ed io mi ero appena fatta un taglio di capelli improponibile, mi spiego meglio: una frangetta a scala, con una parte più lunga ed una più corta; non l'avevo scelto io, avevo detto al parrucchiere di fare quello che gli pareva. Da allora mi sono fatta crescere i capelli e non me li sono più tagliati, anche se ultimamente sto pensando di andare dai cinesi. Ma torniamo a noi, volevo sfoggiare quei capelli da cretina per andare in vacanza in Corsica insieme ad altre tre mie amiche, una vacanza finita prima del tempo, perché si sa, in vacanza è un po' difficile conciliare tutte le esigenze, soprattutto quelle di non andare al mare prima delle 5 di pomeriggio essendo alloggiate in un campeggio. 
In Corsica sono successe un sacco di cose, abbiamo dormito in spiaggia, abbiamo rischiato di affogare tutte, mi sono ricordata di punto in bianco la sigla del "Pranzo è servito", abbiamo mangiato "soupe de poisson", ma soprattutto io e una mia amica abbiamo acquistato il singolo di Satisfaction di Benny Benassi che era già un tormentone in Italia, ma in Corsica non passavano veramente nient'altro alla radio e così, quando ci stancavamo di ascoltare La moda del lento, praticamente l'unico cd presente in macchina, potevamo pompare Satisfaction a manetta. 
La copertina del singolo è questa qui:
Tutti penserete: eccheccazzo, ma che tamarrata è? Avete ragione, la copertina è di un volgare assurdo, ma non è niente in confronto al video pomeridiano in cui delle fighe palesemente rifatte e semi vestite testano strumenti da bricolage sculettando e sudando: la parte migliore è quando la tipa bionda fa ballare le sue tette di granito usando il martello pneumatico ottenendo un'oscillazione minima del seno, roba che se lo facessi io probabilmente rischierei di schiaffeggiarmi con un capezzolo. Questo video lo consiglio caldamente alle fan del "Corpo delle donne". 



L'altro video, invece,  quello  serale, quello da intellettuali, lo trasmettevano di notte su Brand New (è quello che io ho visto come primo) e non ha niente da invidiare ad un Michel Gondry. No, vabbè, sto esagerando. E' in ogni caso un video piacevole da guardare: ad accoglierci alla prima (e direi anche ultima inquadratura, perché in pratica non cambia mai) quattro simpatici personaggi vestiti come i nerd di oggi, con gli immancabili occhialoni e capelli impomatati, in posa da "ritratto di famiglia".
Nel video quindi non succede praticamente niente, ci sono solo degli interventi grafici che servono a giustificare la presenza del video al pubblico di Brand New, il quale non avrebbe mai apprezzato fino in fondo la versione pomeridiana, avendo a che fare coi video di registi dal calibro di Michel Gondry, e poi si sa, quel pubblico apprezza molto oltre ai video, anche i film dove non succede assolutamente niente, dove..... è tutta una questione di atmosfere! Qua, l'atmosfera non c'è,  ma  al suo posto troviamo una lentissima evoluzione dell'espressione dei nerd che da neutra passa a sorridente ma in modo forzato rendendo il tutto un po' alienante, ma è solo perché in realtà mentre giravano questo video la troupe aveva già pronto il primo e glielo stavano facendo guardare senza interruzioni. 

martedì 6 settembre 2011

Il RETRORMENTONE numero sette

Ritardi siderali. Sono passati quasi 10 giorni dall'ultima uscita di questa rubrica. Posso dire di aver assistito a uno dei concerti più evocativi della mia vita: i GusGus al Magnolia. M'è subito venuta una gran voglia di ballare come uno jurodivý (pazzi in Cristo), farmi crescere i capelli come il cantante, uguale a Legolas, e intonare a squarciagola Freedom di George Michael, il tutto sfoggiando jeans a vita altissima, quasi come Fantozzi, con camicione sformate e felpe scolorite. Poi la mente mi è andata a Children di Robert Miles, I Need a Miracle di Fragma (ora depredata da Guetta e Deadmau5) ma soprattutto Obsession di Chase, con quei capelli così fine anni '90, che hanno davvero portato tutte da Gwyneth Paltrow in Sliding Doors a Natalie Imbruglia fino a Victoria Beckham. Eh sì, anch'io, proprio nel '98. Ma non spingiamoci oltre, avremo tempo di arrivare al '99 e al mio acquisto della compilation di Striscia La Notizia con bombe come Bla Bla Bla di Gigi D'Agostino, Two Times di Ann Lee, My Heart Goes Boom dei French Affair e Boom Boom Boom Boom dei Vengaboys. Se qualcuno ha la tracklist completa, per favore, me la posti: due anni ancora e torneranno anche quelle sonorità lì.
Sull'onda dei ricordi e del recupero massiccio di canzoni del passato con annesse coreografie imbarazzanti, il contributo esterno di Accento Svedese, che non nascondo essere uno dei miei blogger preferiti. E' un grandissimo piacere ospitarlo qui e ancor più scoprire che canzone ha scelto.



Credo che da piccolo almeno un paio di canzoni mi abbiano salvato la vita, risparmiandomi un triste destino da metallaro obeso con i capelli lunghi, le borchie e zero ragazze al seguito. Son cose che ho vissuto in tenerissima età ma che non si limitano ad essere parcheggiate più o meno perennemente nell'inconscio perché io le ricordo come se fosse ieri, le respiro ancora oggi e le ricorderò anche domani perché sono vive nella mia mente come ogni momento formativo che si rispetti.
Dicevo – prima di perdermi in giri di parole che mi fanno girare la testa quando li rileggo perché spesso e volentieri quando mi rileggo non ci capisco nulla  – un paio di canzoni, ed allora facciamo nomi e cognomi: in primis Pump Up The Jam dei Technotronic che mi copiò mio cugino su una cassettina (una di quelle Basf C60 al cromo che esistevano solo negli anni ottanta e probabilmente contenevano un nastro velenoso dall'alto potenziale psicotropo, roba che se lo sanno quelli di Vice ci fanno un articolo) ma soprattutto la maestosa Good Life degli Inner City. Tralasciando il fatto che non ricordo assolutamente il video di Pump Up The Jam dei Technotronic perché in seguito mi son fumato il nastro della Basf C60 al cromo (era ottimo ed abbondante come il rancio dei soldati, roba che se lo sanno quelli di Vice ci fanno un altro articolo e mi intervistano pure), ho dimenticato un sacco di cose e ne pago ancora oggi le conseguenze, mi soffermo su Good Life degli Inner City perché è qui che volevo arrivare con quest'altro rutilante/roteante giro di parole.
Il video di Good Life lo vedevo praticamente una volta all'ora su Videomusic ed era sempre come la prima volta. Una pop song perfetta innestata su un corpo house-music da sballo, un video che non c'entra un cazzo con la canzone ma che probabilmente era una ottima scusa per andare a cazzeggiare a Londra ed è uscito così, con la protagonista-cantante che è vestita come è trendy vestirsi adesso solo che era l'88/89 (e dunque era in netto anticipo sui tempi, come la musica degli Inner City d'altronde) e la città di Londra in tutto il suo caotico splendore. Rimanevo incantato di fronte alle immagini, rimanevo incantato di fronte alla musica, sono ancora incantato da cotanto splendore anche se son passati più di vent'anni e purtroppo (ma anche per fortuna) non sono più un pischello: all'epoca roba del genere era in heavy rotation sulle tv musicali (che poi in Italia erano una sola: Videomusic. Mtv non era ancora arrivata, e qualche emittente locale si lanciava in pionieristiche trasmissioni musicali, con risultati tra lo psichedelico e l'imbarazzante), oggi che grazie al digitale terrestre abbiamo a disposizione un sacco di tv musicali abbiamo perso Videomusic ma soprattutto si è persa la voglia di rischiare mandando roba del genere in heavy rotation. O forse è solo questione di musica attuale che per forza non può essere come Good Life degli Inner City perché c'è troppa musica in giro e se escono cose notevoli spesso e volentieri nessuno ha tempo di farci caso, ed allora via con i ragazzini con le magliette degli Iron Maiden e dei Judas Priest, via con le ragazzine che attaccano la toppa dei Manowar sullo zaino, via con cose esteticamente raccapriccianti. Ce li meritiamo.
Io Good Life la ascolto con gran gusto ancora oggi, e quando ho sentito la azzeccatissima versione chitarra-basso-batteria-voce che di recente ne hanno fatto i Dirtbombs ho ringraziato Dio (nel senso di Ronnie James Dio, altrimenti lo avrei scritto con la minuscola) di non essere diventato un metallaro obeso con i capelli lunghi, le borchie e zero ragazze al seguito. La strada che avevo preso era quella, ma Videomusic e gli Inner City mi hanno salvato. Meno male.

venerdì 26 agosto 2011

Il RETRORMENTONE numero sei

Sono passate quasi tre settimane dall'ultimo Retrormentone. Sì, ho lasciato passare Ferragosto (a torto, forse. E' ben risaputo che non c'è nulla di più nostalgico che ascoltare un amarcord musicale girovagando per le vie deserte e torride della città), mi son presa una pausa, ho programmato qualche post, ri-innamorata dei Grizzly Bear, preparato un'ignobile salsina per condire le patate lesse (burro fuso nell'antiaderente, pochissimo parmigiano grattuggiato e curry a volontà), visto film come Mean Girls e Che ne sarà di noi (con un Muccino imberbe prima della terapia logopedista) e infine capitata pure alla festa del Pd di Reggio Emilia dove, prima di sentire i Verdena per l'ennesima volta (e quest'anno sono già sei), mi sono abbuffata di tigelle farcite di un qualcosa chiamato erroneamente "pesto", ma che in realtà trattasi di "cunza" (lardo e rosmarino, il massimo della leggerezza) e ho visto, tra i vari banchetti, uno stand da, perdonatemi il gioco di parole, da standing ovation: Articoli da regalo russi. Magliette dell'unione sovietica, caschi di Gagarin. Altro che retrormentoni, questo è un tuffo nella Ostalgie alla Goodbye Lenin!
Ma ecco che vede la luce, finalmente!, il RETRORMENTONE numero 6. Personalissimo, intimo, cullato da ricordi infantili e adolescenziali, è firmato dalla cara, carissima Chacha, classe '91, padrona di casa di Esprit d'escalier, divertita spettatrice e "analista" di RealTime nonché una delle poche ragazze a cui sta-da-Dio un bel taglio corto.
Ok, taglio corto e lascio spazio a lei.
Ricomincia la galleria di immagini color seppiati dei ricordi della nostra gioventù. Le melodie che ci hanno accompagnato il pomeriggio del doposcuola, i jingle delle pubblicità che guardavamo tra un cartone e l’altro alle due del pomeriggio su ItaliaUno, la sigla di Papà Castoro.
Il mio Retrormentone è qualcosa di prettamente romantico, poco ricercato (lo conosce anche mia zia, che è ferma allo charme intimistico di Elvis Costello) ma molto orecchiabile, quindi superadatta all’estate. È la tipica canzone da ragazzina con problemi ormonali che si affaccia impreparata alla prepubertà, che attacca i poster del Cioè sull’armadio sopra il letto in camera facendo arrabbiare la mamma, perché lo scotch usato lascia il segno sul legno dei mobili. Ah, la vera trasgressione.

1998. A casa della Fede, la sera del suo compleanno, oltre che a leggere come baciare un ragazzo scopriamo che nella sua cameretta bianca ci sono dei cd con su 3 o 4 canzoni (singoli, l’ignoranza) di Lene Marlin e i The Corrs. Neanche 10.000 Lire. Tutte quante la invidiamo, sono introvabili, ma le canzoni ci piacciono troppo per odiarla. Cantiamo nel nostro inglese personale.

2000. Ascolto What Can I Do dal cd Unplugged, uno dei primi dischi originali che la mia collezione abbia mai visto. Mi innamoro di Andrea Corr.

2000 (pochi mesi dopo). Scopro che Andrea Corr e Robbie Williams hanno avuto un flirt. Invidio Robbie e mi abbandono al momento pseudopunk della mia adolescenza. Basta melensità.

2005. La mia allenatrice di pallavolo Silvia, che mi sta simpatica un casino, ci porta in Val Gerola a fare il campo estivo. Durante l’andata mi siedo davanti (sono la più alta) mentre lei guida e altre mie tre compagne stanno dietro. Noto un cd dei The Corrs nel portaoggetti, metto su Breathless e dentro di me moltiplico la mia stima per lei. Le chiedo di darmi il cinque.

2011. Son passati più di dieci anni e ogni tanto mi sento ancora così. Disillusa e romanticamente ancorata alle immagini platoniche di Piccoli Problemi di Cuore e delle letterine romantiche che ti scrivi con i compagni di classe, passate sottobanco tramite una catena di 18 mani durante le ore di Educazione Tecnica. Anelo ancora e sospiro nell’incontrare la mia metà perfetta di mela, la persona ideale a cui cantare soavemente queste parole zuccherate. Utopia, direte voi. Io vi rispondo che sognare è gratis, e che l’esser disillusi già prima dei sessant’anni e semplicemente triste.


Mi son sempre divertita a trascrivere dei testi in italiano, poesiole, usando come base canzoni anglofone. Mi ricordo che Eleanor Rigby era diventata Teddy L’Orsetto, e Scar Tissue aveva a che fare con un ragazzo orfano. L’altro giorno ho ritrovato il mio vecchio raccoglitore di miei pseudo testi. Le lacrime. Avevano pure ritmo, ciumbia. Beh, dei The Corrs avevo tradotto proprio What Can I Do, parlando di come il Fabio teneva in mano la penna mentre studiavamo qualcosa di Ungaretti. Ah, le prime cotte.

venerdì 5 agosto 2011

Il RETRORMENTONE numero quattro e cinque

Il RETRORMENTONE è tornato. Sono indecisissima sulla canzone da scegliere: per un attimo m'è balenato di inserire Le ragazze dei Neri per Caso - un gran pezzo, armonizzazioni perfette (che provocano grasse risate, ma a saper cantare così!, bisogna avere un orecchio spaventoso, quasi assoluto. E cose del genere le fanno ora i Fleet Foxes - armonizzazioni a 4 -, e le facevano paurosamente bene i Beach Boys - armonizzazioni a 5 con Brian Wilson gran maestro d'orchestra), loro inguardabili ma con bellissime voci, e la mente ha viaggiato subito lì, al 1995, quando mio padre tornò da Napoli con una scorpacciata colossale di cassette pirata che gli scugnizz' gli avevano rifilato ai semafori: Renzo Arbore, Pino Daniele, gli 883 di La donna, il sogno e il grande incubo, un disco con una copertina in stile Dylan Dog e con Paola&Chiara come coriste e una big band d'eccezione a sostituire le ignobili basi in midi di cui, fino a quel momento, Pezzali aveva abusato. Poi c'erano anche i Neri per Caso con la cassettina di Le Ragazze, un disco di cui ricordo ancora adesso le parole a memoria e gli arrangiamenti vocali. Per esempio, mi è pirlinato giù il trashissimo video di Sentimento Pentimento (con tanto di coda finale reggae alla Shaggy) e per un attimo son tornata bambina, fiera dei miei peli sulle gambe che, già a 9 anni, mi tormentavano ma che, secondo mamma, non era il caso di togliere. E mi chiedo, visto che sta tornando tutto - giacche con le spalline, espadrillas, fuseaux, capello cotonato - non può tornare di moda anche il look nature con peli sotto le ascelle come Sofia Loren e Lucia Bosé negli anni '50?
Tutto questo per arrivare giusto giusto alla scelta, talmente difficile che ho deciso di proporvi due pezzi.


Entrambe canzoni bellissime per tanti motivi. Quella dei REM è tutta da intonare a squarciagola, da ballare possibilmente. Il video, poi, è un piccolo capolavoro di colori e di passi di danza improbabili. Il testo, la cura delle linee melodiche, gli archi ariosi nell'intro e nel bridge, le armonizzazioni vocali di Shiny Happy People, il riff anni '60 che potrebbe essere fatto da Roy Orbison (quello di Pretty Woman), il cambio armonico di chiave dall'intro al verso. In una parola, la perfezione. La seconda è, sempre restando negli anni '60, è una canzone del 1965 rifatta splendidamente da Boy George nel '92: rimane la chitarra twangosa alla Morricone/Tarantino (o alla Lynch? E' similissima al Theme di Twin Peaks; o ancora all'indimenticabile Wicked Game - grazie Martina! - di Chris Isaak, inserita poi in Cuore Selvaggio. Tutto torna, no?), ma il tutto è condito da una salsa sostanziosa di synth eterei a mo' di tappeto. Il cantato di Boy George è struggente, quasi un canto del cigno di una star sul viale del tramonto. In questa canzone si sentono già i prodromi di uno stile raffinato di pop che porterà al successo qualche anno dopo Lisa Stanfield. Inoltre, ultimo ma non ultimo, la canzone è stata coverizzata dai Cat's Eyes di Faris Badwan (che gran disco l'ultimo degli Horrors!).


1991-1992. Iniziavo le elementari, mi abbuffavo di Fantaghirò, leggevo il Corrierino dei Piccoli, iniziava Beverly Hills su Italia 1 (e mi chiedevo quale fantasia perversa avesse potuto spingere i genitori a chiamare Brandon e Brenda due bambini), ma soprattutto visitavo il museo dei giocattoli a Monaco di Baviera. Proprio lì, tra l'altro, s'erano trasferite cugine e zie. Mia zia mi regalò nel '91 qualcosa che ha segnato la mia infanzia e che ho indossato fino ai 23 anni: un completo felpa-maglietta-pantaloncini (quest'ultimi tenuti fino a pochi anni fa, il resto mi era diventato troppo piccolo) di SuperMario versione rugbista (o football americano) made in Germany griffato Nintendo.

giovedì 28 luglio 2011

Il RETRORMENTONE numero tre

Con qualche giorno di ritardo ecco riprendere il Retrormentone, la rubrica di costume musicale dalla lagrima facile. E torniamo a bomba con un pezzo da novanta e un contributo esterno: il pezzo è scritto da Ramona, meglio conosciuta come r., di Frigopop, amante di twee e indiepop, compagna di 3 giorni di Primavera Sound e, come la sottoscritta, inguaribile nostalgica.

Se è vero che esistono due tipi di nostalgia, quella che mi attanaglia de vez en cuando è sicuramente della tipologia personale: sono una inguaribile romantica, ed anche se provo a nasconderlo dietro una corazza dura e acidella basta un niente per farmi tornare alla mente frasi, colori, odori, immagini un pò sbiadite, e crogiolarmi nei ricordi ad occhi apertissimi; questa quindi è una ghiotta, ghiottissima opportunita per farlo senza dover poi sentirmi in colpa.

Se chiudo gli occhi e ripenso alle estati passate, a parte l'odore di crema solare e la sabbia ovunque (sempre) mi vengono in mente anche un paio – no, moooolti di più – di pezzoni che solo all'idea fanno muovere piedino, collo e perchè no, intonare anche qualche frase!

Ma ve la ricordate Candela (tornata in auge grazie agli Ex-Otago)? O il filmone-one-one re degli anni '90 con Raul Bova e delle sue avventure estive con Sofia del Liechtenhaus e quella popò di colonna sonora?

Insomma, gli anni della mia infanzia – feat i discutibili gusti musicali di mia madre - mi permetterebbero di passare settimane intere e di scrivere centinaia di questi articoletti, ma si sa, nella vita c'è sempre un solo vincitore, e per quest'edizione 2011 del Ret(r)ormentone – suona troppo a Festivalbar? Perfetto!! - io ho scelto loro: gli Ace Of Base!

Chi sono? State scherzando, vero??

Provengono da una delle terre – musicalmente parlando – più affascinanti; quella culla svedese madre del pop di qualità, capace di sfornare prodotti come Radio Dept. , Palpitation, Jens - meraviglia - Lekman, Lacrosse, Shout Out Louds, The Tallest Man On Heart (e tanti, tantissimi altri!).

Tutte queste preziosità musicali devono ringraziare gli Ace Of Base per aver fatto sì che il mondo intero si ricordasse della Svezia e apprezzasse i suoi musicali frutti.

Belli, biondi, mainstream, sulla cresta dell'onda per tutti gli anni '90. Un pop ballabile, canticchiabile, sono addirittura entrati nei Guinnes dei Primati con il loro Happy Nation, che nel '93 fu l'album di debutto più venduto con oltre 20 milioni di copie andate a ruba!

Insomma, se c'è un pezzone che ha segnato definitivamente la mia infanzia è questo.

Dovrebbero canticchiarlo tutti, ogni estate, quindi ripetete con me: all that she wants is another baby, she's gone tomorrow boy, all that she wants is another baby, ohh ohh ohhh.


Un affettuoso ringraziamento a Ramona.

lunedì 18 luglio 2011

Il RETRORMENTONE s'è fatto rubrica+primo contributo esterno

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Settimana scorsa ho scritto un post intitolato "Passammo l'estate su una spiaggia solitaria". Se non l'avete ancora letto, beh, basta cliccare qui.
Ogni settimana a partire da questa, ci sarà un contributo nuovo con una segnalazione musicale e magari un ricordo (un "biscottino nostalgico") da condividere, collegato più o meno direttamente alla canzone.
La canzone potrà essere un pretesto per ricordare, magari darà il la a un impossibile viaggio nella memoria; farà da tappeto sonoro a un racconto; sarà un background generazionale o una copertina di Linus. O ancora potremmo ripescare e ridare lo smalto a canzoni che potrebbero state scritte l'altro ieri perché sono attuali, hanno sonorità ora riciclatissime oppure, banalmente, il look del cantante è uguale agli hipter dei Navigli ed è stato assorbito e riproposto in chiave "indie".

Ho pensato quindi di chiedere ad alcuni blogger che seguo e apprezzo di scrivere qualcosa in tema e di pubblicarlo da loro o qui.
Il primo risultato di questa collaborazione a distanza è il racconto Amarcord: Scatman, la balbuzie, i bibitoni con la keta di Oblaka/nome dell'utente: Europa dell'Est, cotte infantili e castelli di sabbia, nonché improbabili mosse in pista di ballo, solo per citare alcuni elementi. Colgo l'occasione per ringraziarlo e augurare a voi buona lettura.

lunedì 11 luglio 2011

Passammo l'estate su una spiaggia solitaria: il RETRORMENTONE

"Esistono due tipi di nostalgia. "La prima, la nostalgia personale, è legata alle esperienze personali dirette dell'individuo. La seconda, è la nostalgia storica, relativa a un periodo non vissuto personalmente. La prima evoca la consapevolezza di sé, la seconda l'empatia."
Carlo Meo, Vintage Marketing (2010)
Retro-manie. Revisionismi. Remix. Recuperi. Rimandi. Ritorni&Ricicli.
Ondate calde di synth analogici, primi digitalismi e immagini sfuocate. Ritmi ballabili. Sessanta-settanta-ottanta-novanta fagocitati, masticati, sputati e riproposti in un inedito déjà-vu.
Se non ha più senso parlare di "nuovo", ecco che entra in gioco il Retrormentone.
Non affanniamoci a cercare il pezzo dell'estate 2011, limitiamoci a spulciare in rete pescando alcuni pezzi, famosi e non, che fin dalla prima nota fanno scattare er sentimento nostalgico e, perché no, il piedino.



2005. Mamma me la canta per la prima volta - lei che nell'81 aveva 23 anni.
2007. La Lisa ed io la balliamo sull'onda di ricordi mai vissuti.
N.B. Lisa, la mia adorabile compagna di banco per quasi 5 anni di liceo, detta anche Nefe per la lampante somiglianza con la statua della regina egizia, ha avuto un'evoluzione musicale notevole. Da Gigi D'Agostino e Gemelli Diversi, fino a Battisti e Radiohead ed Elliott Smith, passando per le Vibrazioni, Gianni Togni (sì, quello di Luna, canzone che la Lisa mi raccontò essere stata la colonna sonora della sua estate 2002. "Oh Zilla, ho scoperto una canzone bellissima. Si chiama Oblò") e Umberto Tozzi. Sì, perché la Lisa era capace di addormentarsi con Ti amo ascoltata 17 volte di seguito.
2011, trent'anni dopo. Questa canzone sarebbe potuta essere scritta ora. C'è tutto: synth retro, un testo post-moderno, ma soprattutto lei. Un look che ora spopola. T-shirt comoda di Mickey Mouse. Gonna in pelle rossa. Frangetta. Visetto da brava ragazza. Hipster malgré soi.

Fino ai 14 anni ho posseduto - e me ne vantavo un sacco - una t-shirt con Topolino, appartenuta a mia zia nei primi anni '80 e scartata nel '95, stampata sia davanti che dietro. Dietro si poteva ammirare il sederone di M.M.; davanti la sua facciona sorridente mentre, con le manone guantate, faceva finta di aprire uno squarcio nella maglia (come a scostare le tende di un sipario), producendo così un ottimo effetto di "trapassamento di corpo". Sì, lo so, non so spiegarlo. L'effetto era gran fico.