giovedì 11 agosto 2011

Che isolamento?

"Quello che domina attualmente in ogni dove, soprattutto nel nostro secolo, ma che non è ancora concluso, non è ancora giunto al termine. Giacché ognuno tenta di separare al massimo la propria individualità, vuole sperimentare in se stesso la pienezza della vita; ma, al contrario, tutti i suoi sforzi non raggiungono la pienezza della vita, bensí l'autodistruzione, giacché, invece di realizzare pienamente il proprio essere, l'uomo si chiude nell'isolamento più completo. Giacché tutta l'umanità nel nostro secolo è sgretolata in singole unità, ognuno si isola nella propria tana, si allontana dagli altri e si nasconde, e nasconde quello che possiede, e finisce per alienare se stesso dagli uomini ed alienare gli uomini da sé. Accumula ricchezze in solitudine e pensa: "Quanto sono forte adesso, quanto sono al sicuro", e non sa, pazzo com'è, che quanto più accumula, tanto più affonda nell'impotenza autodistruttiva. Giacché è abituato a contare solo su se stesso e a separarsi dal tutto come singola unità, ha addestrato la propria anima a non credere nell'aiuto degli altri, a non credere negli uomini e nell'umanità, egli trema soltanto al pensiero di poter perdere il proprio denaro e i privilegi che si è conquistato. Dappertutto, oggigiorno, la mente umana ha preso ad ignorare, con aria di scherno, che la vera sicurezza dell'individuo non risiede nello sforzo isolato e individuale, ma nell'universale solidarietà umana. Ma sarà inevitabile che venga la fine anche di questo terribile isolamento e che tutti insieme capiscano di essersi separati in maniera innaturale l'uno dall'altro. Sarà lo spirito del tempo e gli uomini si meraviglieranno di essere rimasti così a lungo fra le tenebre senza vedere la luce [...]"

I fratelli Karamazov
libro sesto

1 commenti:

cosastareinunaband ha detto...

Great!! Come... Mmm, come scrive Nancy "la comunità ci è data con l'essere e come l'essere, ben al di qua di tutti i nostri progetti, volontà e tentativi", o quella che comunemente viene intesa come la partizione delle voci, ossia il "senso" non si impone, non può essere oggetto di messa in opera, ma si espone. E il "senso", chiamiamolo forzatamente così, risiede nell'ambito comunitario, la continua messa in opera di noi stessi in quel punto che è la linea di demarcazione tra me e l'altro. L'ambito comunitario è imprescindibile, per quanto infernali possano essere gli "altri" o noi per gli altri. Come diceva, mi pare, Levinas, abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi le spalle in quanto noi non possiamo farlo. Okay, detto così la cosa può sembrare incomprensibile ma sostanzialmente segue la linea di quanto citato qua sopra.