mercoledì 23 dicembre 2009

Auguri!/2



La canzone è Die di Iron&Wine (e che altro titolo avrei potuto scegliere?!), se non riuscite a vedere le scritte ve lo carico su YouTube.

Buon Natale, pulzelle d'Orleans!

♫Questa NON è una classifica♫

Che palle, finisce l'anno ed è tempo di bilanci.
Di me non voglio parlare perché non sto facendo nulla, ho l'influenza, nevica, tutto è fermo, Spaghetti Girl domani parte e non la vedo per un mese, fa freddo, è Natale, ti piace o' presep'?
I bilanci li fanno siti autorevolissimi come Ondarock e coso...lì...Pitchfork!, con mega classificone stilate da 45 critici illustrissimi chiamati per l'occasione a stabilire un verdetto

"qual'è il disco dell'anno?"

Ma che cavolo, chissenefrega.
Vi parlerò dei dischi che mi hanno colpito quest'anno, alcuni sì sono usciti nel 2009, altri anche 40 anni fa, ma io sono riuscita a scoprirli solo ora, perché sono lenta, pigra e....la sapete già la solfa.
Mi scuso con le mie lettrici veramente lesbiche depresse che si aspettano da me fuochi d'artificio da lesbica depressa quale sono e come piace tanto definirmi: dovranno pazientare qualche giorno e arriverà il mega post triste, cimiteriale, esistenzialistico, toccante e insomma, quelle menate stilose barra seghe mentali un po' post-punk un po' odioilNatale un po' mimancaJennySchecter.
Arriverà, certo che arriverà, piccole palle di pelo pelose, ma ora sopportatemi che parlo della cosa che mi piace di più: la musica.

Vado in ordine alfabetico perché l'iPod è così regolato.

Animal Collective - Merriweather Post Pavillon
Il 19 Gennaio per me era già disco dell'anno. Mi sentivo troppo indierocker indiesnobber indiefucker, travolta dall'aumento inconsulto di scrobbling su Last.fm (avevano superato pure i Beatles!) e dal fenomeno che si era creato intorno a questo disco. Che, per carità, è ganzo, ma è paraculo in un modo mostruoso. Beat molto piacioni, coretti alla Beach Boys, strutture ripetute fino alla nausea. Per un mese, però, non riuscii ad ascoltare altro, quindi qualche merito lo devo avere.
Giudizio: loopooloolà, castellululà.

Baustelle - tutta la discografia
Sono lenta, ve l'ho detto. L'anno scorso Amen m'era piaciuto un sacco, ma alla lunga mi avevano un po' ammorbato. Oddio, il loro mood è perfettamente compatibile con l'ironia caustica di ogni lesbica depressa che si rispetti, ma dopo un po' che ascolti "Vede la fine in metropolitana, nella puttana che le si siede a fianco....", diventi irascibile, disincantata, cinica e sputi sangue misto a Negroni.
Poi. Ad Aprile mi sentivo esattamente così. Irascibile, disincantata, cinica e tachicardica: la voce del Bianconi, tanto per citare qualcuno di immensamente intellettuale, mi curò.
Ora li amo smodatamente e vado in brodo di giuggiole per i loro continui riferimenti a film degli anni '60-'70, per i nascosti omaggi all'Italia che fu, per la secca analisi che compiono dei vizi (molti) e delle virtù (...) del nostro amato paese.
E poi, diciamocelo, Madamoiselle Boyfriend è la canzone lesbica per eccellenza!
Giudizio: per cinefili cinici e provinciali cronici.

Dente - L'amore non è bello
amodente amodente amodente. La prima volta che ho sentito 'sto disco è stato su Rockit e mi so' detta "cavolo, ogni tanto Pastore ha della belle pensate". Che poi Pastore non c'entra nulla, ma pensavo che da nessun'altra parte avrei potuto ascoltare in anteprima il nuovo disco di un cantautore italiano sotto contratto non con una major. E quindi grazie Rockit.
Ma dicevamo: dente. Che lo amo l'ho già scritto all'inizio e quindi, essendo l'amore il sentimento onnicomprensivo per eccellenza, non devo aggiungere niente.
Ma sì, sprechiamole du' parole per il caro Giuseppe Peveri perbrevitàchiamato dente: testi filastroccosi e ironici, melodie che ti entrano in testa subito, scorciatoie creative veramente ricche di arguzia. Probabilità di tomber amoureux: molto alta.
Giudizio: mi fai tornare etero.

Franco Battiato - raccolta dell'86
Eccolo l'immenso intellettuale di cui si parlava prima. Uno dei pochi ascolti che mi ha consigliato mio padre...Certo, siamo a livelli di voli pindarici sintattici e paroloni presi direttamente da Heiddegger, supponenza mai ostentata, ma sempre a rischio di cerebralismo nonsense.
Dadà, merda d'artista, snobberia, me ne sto in disparte, io mi tiro indietro da questa folla impazzita, io denuncio l'imbecillità senza sporcarmi la manica, io mi nutro di gnostica e cago ermeneutica.
Non per tutti. Ma le musiche sono new wave, i bassi sono new wave, l'ironia è new wave.
Giudizio: ti potrebbe piacere se non sopporti i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana.

God Help The Girl - omonimo
Stuart Murdoch è per me come Thom Yorke: qualunque cosa facesse l'ascolterei, scorregge comprese. E quindi posso dirlo ad alta voce come quando si battono le aste...ho consumato questo disco! Del progetto ho già scritto qui quindi non mi dilungherò. Queste sono canzoni pop perfette, suonate come Dio comanda, cantate da voci femminili che, ahimé, non si sentono più, il tutto condito da un'atmosfera anni '60 ricostruita come una scenografia di un musical.
Giudizio: lo canto con mamma, quindi è una garanzia.

Joni Mitchell - Blue
"Non può esistere una lesbica depressa che non abbia ascoltato almeno una volta Blue".
Flashback: settembre 2008. Il caso vuole che mi cada in testa Ladies of the Canyon (precedente a Blue di un anno). "E' un disco dei miei, chissà che palle."
Avevo sempre associato Joni alla sorella di mia madre cornificata dal marito perché non riusciva ad avere figli e mi ero posta un fermo divieto, non ascoltare mai, manco per sbaglio, un disco della Mitchell.
Troppo tardi. Infilo Ladies nel lettore e, cazzo, m'innamoro.
Faccio le polveri con quel disco, scasso le palle a tutti provando a prendere gli acuti (impossibili) e gli accordi (improbabili) tra cui la divina Joni slaloma con assoluta naturalezza.
Piango di notte su "Circle Game".
Poi arriva Aprile col suo carico di amarezza (perché, dovete sapere, aveva proprio ragione Eliot quando diceva che era il mese più crudele! E io potrei non solo testimoniare a suo favore, ma pure portare sul banco degli imputati prove inconfutabili del malessere esistenziale che mi affligge quel mese! Aprile, insomma, se la gioca con Dicembre, mese in cui mi è severamente proibito ascoltare gruppi come

- Joy Division
- The Cure
- Radiohead di In Rainbows disco 2, che mi evoca amari ricordi
- Sweet Beliefs dei Cyann et Ben, perché quello è il disco del gelo nelle ossa e della lametta prossima al taglio
- i Diaframma di Siberia, che già il titolo dice tutto.
- Sigur Ros a piccole dosi, solo con la neve e con le visioni di bimbi felici che sorridono paonazzi
- Philip Glass di Solo Piano di cui parlerò prossimamente abbinato al film da lesbiche depresse e intellettuali per eccellenza che è..........vabbé lo sapete, sennò siete proprio nel blog sbagliato.

...ma stavo dicendo????
Ah, Aprile! E tra l'altro ho lasciato la parentesi aperta per cui....)
Il carico di amarezza la lesbica depressa lo può sublimare o affrontare. Con Blue fai entrambe le cose. Soffri, produci bile, piangi nel letto, ti appropinqui al baratro e intanto concentri tutta la tua amarezza in attività socialmente accettabili (e cosa c'è di meglio che ascoltare un disco?!)
Blue è in sé la piccola enciclopedia dell'esperienze che una giovane donna può avere: stare lontana da casa, provare nostalgia e/o malinconia (blue, appunto), dare in affidamento la propria figlia, vivere la quotidianità con un uomo, anche di passaggio, provare amore e odio, odio e amore, per se stesse, forse, perché non si possono vivere le relazioni dal di fuori, vedendo così i propri sbagli, rendendosi conto dei passi falsi.......e quindi viaggiare con la mente, ma anche fisicamente. Ricordare ogni singola parola di quel dialogo, ogni attimo di quella notte, la sensazione di quel vento, l'odore di quell'albero. Ma ricordare, sempre e comunque.
Perpetuare il rito laico del ricordo come unico appiglio per non scivolare nell'indifferenza e nel vuoto della banalità del tempo ritmico e ossessionato dalla morte. Se io mi ricordo è perché ti ho amato e il tuo viso, la tua voce, ogni tua più piccola sfumatura l'ho fissata nella mia mente.
Dunque ti amo ancora, e vivo di quel ricordo.

I remember that time that you told me, you said
Love is touching souls
Surely you touched mine
Cause part of you pours out of me
In these lines from time to time

Non posso isolare i singoli episodi, tutte le canzoni di questo disco sono vitali.
La triade perfetta è formata dalle ultime: River, A case of you, Last time I saw Richard.
Giudizio: un sasso sul cuore.

Mùm - Sing Along To Songs You Don’t Know
Le cose più belle sono nascoste/1.
Un disco delizioso, solare e diversissimo dai primi dischi (che sì, avevano le gemelle, quelle stesse gemelline presenti sulla copertina di un disco dei Belle&Sebastian). Qui c'è una specie di orchestra. E allora, tacabanda!
Bel concentrato di elettronica pop glitch con mille voci, mille suonini carillon, 'nzomma, s'ha dda sentì!
Giudizio: il fanciullino in noi a volte deve prendere 'na boccata d'aria.

Shannon Wright - Honeybee Girls
Le cose più belle sono nascoste/2.
Con Cat Power e Pj Harvey nelle voci da orgasmo al femminile. Sporca, rauca, terrena, concreta, sofferente la nostra cara Shannon. Ma.
Quest'anno se n'è uscita con un album molto meno claustrofobico e incazzoso che suona geometrico, breve, elettrico e classico allo stesso tempo. C'è poco da fare: quando si ha talento nel comporre musiche che si sposano colle parole, beh, allora sai fare tutto.
Di lei ammiro la raffinata capacità di coniugare una sensazione di inquietudine a un'altra di attesa speranzosa, non che le due cose siano contradditorie. Mi trovo in imbarazzo a descriverla, perché profondamente intima e vicina a me, e per questo pronta ad entrare nel dna di ogni lesbica depressa.
Giudizio: nelle ossa e nelle vene

Soap&Skin - Lovetune for Vacuum
Un'esperienza mistica per ogni elledì. Da ascoltare. Non do manco il giudizio. Per me l'album dell'anno è questo.

Il Teatro degli Orrori - A Sangue Freddo
Ricordo la prima volta che sentii parlare di loro, 2 anni e mezzo fa. Un mio amico mi fece sentire un pezzo che faceva Carrarmatorock. Ma ero ubriaca. Pure lui. Ne discutemmo un sacco, arrivando al punto che "per fare 'sta roba qui devi avere un livello di consapevolezza altissimo".
A tutt'oggi non comprendo quella frase.
Però sono consapevole, io, di avere vissuto 40 minuti di colpo al cuore con il loro ultimo disco. C'è tutto: il recitato da strillone buffone/burlesque o quello sentito alla Carmelo Bene, il rumore che non sembra mai rumore, una struttura perfetta in ogni canzone. Nulla a caso.
Gli Shellac italiani, dicono. Sì, eccchecccazzo, e ancora altro ancora.
Giudizio: più vero della cronaca.

The Clientele - Suburban Light
L'ultimo in ordine di "amore alla prima nota". Nebbia, fumo, riverbero, Velvet Underground e Nick Drake. Da ascoltare di sera su un tetto con una cioccolata fumante guardando le luci spegnersi una ad una. E' pop che fa spirali e che ammalia, che indulge su ritmi lenti e morbidi, che si arrotola e si spiega. Uno yo-yo.


con affetto e con Murcof nelle orecchie...
(domani studio, promesso)

martedì 22 dicembre 2009

Auguri!/1



che belli i miei ragazzi.

venerdì 18 dicembre 2009

The most ordinary name

Il pop
ovvero:
perché gli Smiths non hanno ricevuto il giusto riconoscimento in Italia?




Forse perché sono sempre stati al di fuori del loro tempo.
Negli anni '80 facevano musica tipica dei '60 e per giunta si rifacevano a modelli americani considerati anche un po' kitsch. Ora, nei 2000, il loro linguaggio può risultare tremendamente anacronistico, inconcludente, zupposo. E' come andare a casa della nonna: è una visita che ci tocca, che ci annoia, ma che col tempo si apprezza, che non si dimentica. E' un sapore antico, d'altri tempi.
Per me gli Smiths sono una tappa necessaria, e non solo per capire che il suono di Manchester degli anni '80 ha forgiato Oasis e Blur (quest'ultimi unici a essere, a loro modo, considerati eredi dei nostri), ma anche per conoscere una scrittura eccezionale (beh, ho letto più volte che se ci fosse un Nobel per la musica, andrebbe per i testi a Bob Dylan o a Moz), un sound che guarda indietro, che rielabora, che è estraneo al post-punk inglese degli anni '80, che supera ogni catalogazione.
No, anzi, che può essere solo ricondotto al pop. E' musica di massa, musica popolare, non piegata su se stessa, cerebrale (come possono essere considerati i Radiohead che tanto amo), è pop brillantissimo, forse IL modello a cui si deve guardare.
E' lo scontro tra registri alti (richiami continui alla letteratura) e bassi (ironia, giochi di parole, atteggiamenti kitsch e a volte burleschi) che proietta gli Smiths in un luogo "altro". Un luogo che eccede ogni epoca, che trascende ogni linguaggio musicale, che è apparentemente incollocabile. Eppure. C'è sempre un "eppure" se si parla degli Smiths.
E' questo il dilemma: il non essere collocabili li ha, come ho già detto prima, direttamente dirottati verso una parola - pop, appunto - che abbraccia vari ambiti.
Credo che il paradosso della cultura pop (eleganza e kitsch, alto e basso, vecchio e nuovo) sia lo snodo centrale degli Smiths. E proprio per questo, in una società e in una cultura come la nostra, tipicamente a compartimenti stagni, questo paradosso è difficilmente coglibile ed assimilabile. E' insito invece nella cultura inglese e americanista, credo.

Il pop è uno scherzo, uno sberleffo fatto con estrema serietà. O, al contrario (o proprio per questo), è un messaggio ben chiaro, un avviso mascherato da divertissement. Beh, lo è anche la musica degli Smiths.
Un continuo rivelarsi e nascondersi, una grande burla. O un messaggio in codice. Sta a noi decifrarlo, sta a noi capirne la portata.

giovedì 17 dicembre 2009

She's lost control


clicca sulle immagini per ingrandire

La frase completa era:

"credi agli Ufo?" "Sì, e so che molta gente ci crede"
"credi in Dio?" "Non molto..." (il resto lo sapete già)

venerdì 11 dicembre 2009

Lesbo fesciòn per ragazze anaffettive

L'altro giorno su Facebook m'imbatto in questa pubblicità:
"Lesbian Gifts for Christmas".
Curiosa come una biscia d'acqua, clicco sul link: http://shop.littlemstees.com/

Andateci anche voi prima di leggere qualsiasi mio commento.


Intervallo!


Sta per iniziare una nuova puntata del piccolo manifesto programmatico.
Chi non ha mai desiderato una maglietta per urlare ai 4 venti la propria preferenza sessuale, per la serie "LOUD&PROUD"??!
Il primo anno di università conobbi una ragazza fuori dall'ordinario (e di cui ovviamente non sono più amica, perché perdo le amicizie con la facilità con cui si dimenticano gli ombrelli nella sala d'attesa del medico) con cui partorivo idee a metà strada tra il dadà e il surrealismo.
Ad esempio, durante il cambio aula tutti vanno in bagno. Qui a Biggì (almeno nella mia facoltà) l'80% sono ragazze e ciò crea un intasamento terribile nelle toilette femminili.
Ovviare si può, certo. Andando in quello dei maschi.
Fu così che l'uniposca giallo della mia amica tracciò una scritta che aveva del sacro:
BAGNO LESBINO.
Ma non ci fu solo quello.
Durante una lezione di inglese la cara ragazza iniziò a disegnare un pene in erezione. Sembrava vero, aveve vene, aveva tensione, insomma, pareva il risultato di continue attente osservazioni dal vivo. Invece no, la mia amica era ancora casta e pura: aveva usato solo molta immaginazione e fantasia.
La lezione continuava e il disegno prendeva sempre più forma sotto gli occhi meravigliati di me e del mio allora-non-ancora-ex; davanti al pene prossimo all'esplosione stava un deretano impaurito corredato da proboscide genitale intirizzita.
Pareva l'immagine del coltello nel burro, dell'aereo contro le Torri Gemelle, un'ineluttabilità copulante prossima al dato fattuale. Cotanto accostamento esigeva una frase nonsense:

SONO LESBICA.

- riuscii a dire solo quello. Non mi spiego ancora come mai mi uscii quella frase, non c'entrava nulla col disegno. Ma secondo tutti ci stava, insomma, aveva un suo perché.
Si sviluppò in seguito l'idea (mai realizzata) di far stampare su maglia quel disegno.
Credo di averlo ancora da qualche parte, quel pezzo di carta.

Ma non sarei mai andata in giro con una maglietta così, né tantomeno con quelle che vendono sul sito di cui sopra. No.
Il mio slogan personalizzato è tutt'altro che ganzo e cool come il mondo patinato di L Word.
Naaaaa. Io penso al Dosto (M'inventavo la vita pur di viverne almeno un po') e scrivo:

L'unica cosa che gli altri trovano interessante in me è la mia non eterosessualità

oppure

Parlo solo della mia omosessualità perché la mia vita sociale non esiste

o ancora

Cerco di fare la lesbica allegra ma in realtà sono anaffettiva

o piuttosto

Antilesbica e seduttrice di etero: quanto sono snob da 1 a 10?



(una risata amara vi seppellirà)

martedì 8 dicembre 2009

s(low)

...transport, motorways and tramlines
starting and then stopping

taking off and landing...

Idiota, rallenta! Rallenta!
Perché quello dietro di me suona come un pazzo? Abbaia solo a me.
Le vene del collo che gli esplodono, che sputa, rosso come un peperone, che perde il controllo e io lo vedo in ralenti. Un mostro. Le sue grida diventano un ammasso indistinto di suoni, una matassa senza inizio né fine.

Ritorno alla realtà.
Ma 'sto scemo non vede che c'è scritto "SCUOLA GUIDA"?
Francesco, l'istruttore, scuote la testa e con forte accento siciliano gli dedica un minchione di tutto cuore.
Ma perché al volante tutti sembrano delle scimmie urlanti uscite dal più vicino manicomio? E perché se non parto con la sgommata vengo considerata una perdente? E perché mio nonno invece non mette mai in terza e la macchina muggisce come una mucca che viene munta male?
Sono queste le questioni che mi frullano in testa mentre prendo l'ennesima guida.

Io odio stare in strada. Ho la patente da 3 anni ma avrò preso la macchina sì e no 2 volte. Puntualmente mi sono sentita male.
Ora (non so ancora spiegarmi il perché) ho avuto quest'impulso omicida di buttarmi in strada. Ma sì, al bando l'insicurezza! Eppure qualche miglioramento c'è stato. Impercettibile.
L'unica risposta che mi do è che sono davvero innamorata per riprendere a guidare; 3 anni fa mi ero lasciata con il mio storico ex, non vedevo nessun motivo per mettermi al volante. Ora ne vedo uno che è grande come una casa. Sono motivata, ecco.
Ma continuo a odiare la strada che 2 anni fa si è presa il mio amico d'infanzia. La odio perché lui amava andare veloce in moto.

/arricchisco il piccolo manifesto programmatico/
Io sono un dinosauro: appartengo al passato e mi faccio soggiogare dai ricordi. Sono vittima di sensazioni e di odori legati a momenti vissuti. Tendo a legare ogni fatto a una data, guardo le coincidenze, leggo i segni. Sono una 24enne con la mente e il corpo di una bambina che grida vendetta.
Mi lamento di tutto, di me stessa, sbuffo a ritmo, uso la classica scusa del "è un periodo difficile", approfitto di alibi forniti dagli altri per giustificare ogni mia più piccola mancanza, ma non faccio mai nulla per migliorare. Anzi, mi crogiolo in questo mio infinito malessere.
La mia vendetta, poi, è costituita da mille torti subiti quando ero bambina e su cui ora fondo il mio carattere. Sono essenzialmente immatura.
La mia più grande mancanza (che tutti mi hanno fatto notare, chi più, chi meno) era la guida. Non ho mai guidato per paura, per insicurezza e per pigrizia.
Sono pigra. Amo dormire, amo l'ozio, amo non fare nulla.
Non lavoro. Non guadagno, non produco. Sono un parassita. Sono una pessima persona. E me ne vanto.

Sono lenta.
Vivessi in un modo perfetto, ascolterei sempre i dischi dei Low, degli Slowdive e dei The Clientele.
Perché la lentezza fa parte di me, perché mi chiamo Va-lentina.


venerdì 4 dicembre 2009

...mancava solo Allevi.

Io non guido. Prendo l'autobus, mi metto le cuffie nelle orecchie e mi guardo in giro.

Quest'estate, ad Agosto, ero ferma alla fermata del bus, una macchina parcheggiata con le 4 frecce davanti a me, a 3 metri di distanza. C'era una donna al volante che piangeva disperata. Parlava con qualcuno seduto dalla parte del passeggero, ma non riuscivo a vedere chi fosse.
Improvvisamente ha aperto la portiera, attraversato la strada senza guardare e imbucato una lettera nella casella postale. Si è girata lentamente, ancora senza controllare né a destra né a sinistra, ed è ritornata alla macchina.
Piangeva ancora di più. Ha parlato con l'omino invisibile ed è ripartita.

Un trailer perfetto.

giovedì 3 dicembre 2009

Piacere mio

Perché l'amore ha i suoi punti di vista, come canta un interessante inedito partorito dalla trasmissione più pongo del mondo (amici di MariaDeFilippi).



Si legga nella mente l'orgasmo di lui con lei: "e basta con 'sti caz...di preliminari, che ce l'ho barzotto da 40 minuti e sto a esplode. Ah, bene, sììììììììì, tunz tunz tunz tunz, paradiso all'improvviso, è anche per questa volta è fatta".

Si legga nella mente di lei l'orgasmo di lei con lui: "5 anni che lo famo e questo c'ha ancora la lingua de vacca. Ma vuoi spostà 'sta mano qui? E mò vuol entrare, pare un pupo a cui si nega la tetta. E tié. Tunz tunz tunz. Già fatto? E' pic!"



Intervallo



Si legga nella mente l'universalità orgasmica di lei con lei: "Altissimo, purissimo, lesbissimo".