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venerdì 5 agosto 2011

Il RETRORMENTONE numero quattro e cinque

Il RETRORMENTONE è tornato. Sono indecisissima sulla canzone da scegliere: per un attimo m'è balenato di inserire Le ragazze dei Neri per Caso - un gran pezzo, armonizzazioni perfette (che provocano grasse risate, ma a saper cantare così!, bisogna avere un orecchio spaventoso, quasi assoluto. E cose del genere le fanno ora i Fleet Foxes - armonizzazioni a 4 -, e le facevano paurosamente bene i Beach Boys - armonizzazioni a 5 con Brian Wilson gran maestro d'orchestra), loro inguardabili ma con bellissime voci, e la mente ha viaggiato subito lì, al 1995, quando mio padre tornò da Napoli con una scorpacciata colossale di cassette pirata che gli scugnizz' gli avevano rifilato ai semafori: Renzo Arbore, Pino Daniele, gli 883 di La donna, il sogno e il grande incubo, un disco con una copertina in stile Dylan Dog e con Paola&Chiara come coriste e una big band d'eccezione a sostituire le ignobili basi in midi di cui, fino a quel momento, Pezzali aveva abusato. Poi c'erano anche i Neri per Caso con la cassettina di Le Ragazze, un disco di cui ricordo ancora adesso le parole a memoria e gli arrangiamenti vocali. Per esempio, mi è pirlinato giù il trashissimo video di Sentimento Pentimento (con tanto di coda finale reggae alla Shaggy) e per un attimo son tornata bambina, fiera dei miei peli sulle gambe che, già a 9 anni, mi tormentavano ma che, secondo mamma, non era il caso di togliere. E mi chiedo, visto che sta tornando tutto - giacche con le spalline, espadrillas, fuseaux, capello cotonato - non può tornare di moda anche il look nature con peli sotto le ascelle come Sofia Loren e Lucia Bosé negli anni '50?
Tutto questo per arrivare giusto giusto alla scelta, talmente difficile che ho deciso di proporvi due pezzi.


Entrambe canzoni bellissime per tanti motivi. Quella dei REM è tutta da intonare a squarciagola, da ballare possibilmente. Il video, poi, è un piccolo capolavoro di colori e di passi di danza improbabili. Il testo, la cura delle linee melodiche, gli archi ariosi nell'intro e nel bridge, le armonizzazioni vocali di Shiny Happy People, il riff anni '60 che potrebbe essere fatto da Roy Orbison (quello di Pretty Woman), il cambio armonico di chiave dall'intro al verso. In una parola, la perfezione. La seconda è, sempre restando negli anni '60, è una canzone del 1965 rifatta splendidamente da Boy George nel '92: rimane la chitarra twangosa alla Morricone/Tarantino (o alla Lynch? E' similissima al Theme di Twin Peaks; o ancora all'indimenticabile Wicked Game - grazie Martina! - di Chris Isaak, inserita poi in Cuore Selvaggio. Tutto torna, no?), ma il tutto è condito da una salsa sostanziosa di synth eterei a mo' di tappeto. Il cantato di Boy George è struggente, quasi un canto del cigno di una star sul viale del tramonto. In questa canzone si sentono già i prodromi di uno stile raffinato di pop che porterà al successo qualche anno dopo Lisa Stanfield. Inoltre, ultimo ma non ultimo, la canzone è stata coverizzata dai Cat's Eyes di Faris Badwan (che gran disco l'ultimo degli Horrors!).


1991-1992. Iniziavo le elementari, mi abbuffavo di Fantaghirò, leggevo il Corrierino dei Piccoli, iniziava Beverly Hills su Italia 1 (e mi chiedevo quale fantasia perversa avesse potuto spingere i genitori a chiamare Brandon e Brenda due bambini), ma soprattutto visitavo il museo dei giocattoli a Monaco di Baviera. Proprio lì, tra l'altro, s'erano trasferite cugine e zie. Mia zia mi regalò nel '91 qualcosa che ha segnato la mia infanzia e che ho indossato fino ai 23 anni: un completo felpa-maglietta-pantaloncini (quest'ultimi tenuti fino a pochi anni fa, il resto mi era diventato troppo piccolo) di SuperMario versione rugbista (o football americano) made in Germany griffato Nintendo.

giovedì 28 luglio 2011

Il RETRORMENTONE numero tre

Con qualche giorno di ritardo ecco riprendere il Retrormentone, la rubrica di costume musicale dalla lagrima facile. E torniamo a bomba con un pezzo da novanta e un contributo esterno: il pezzo è scritto da Ramona, meglio conosciuta come r., di Frigopop, amante di twee e indiepop, compagna di 3 giorni di Primavera Sound e, come la sottoscritta, inguaribile nostalgica.

Se è vero che esistono due tipi di nostalgia, quella che mi attanaglia de vez en cuando è sicuramente della tipologia personale: sono una inguaribile romantica, ed anche se provo a nasconderlo dietro una corazza dura e acidella basta un niente per farmi tornare alla mente frasi, colori, odori, immagini un pò sbiadite, e crogiolarmi nei ricordi ad occhi apertissimi; questa quindi è una ghiotta, ghiottissima opportunita per farlo senza dover poi sentirmi in colpa.

Se chiudo gli occhi e ripenso alle estati passate, a parte l'odore di crema solare e la sabbia ovunque (sempre) mi vengono in mente anche un paio – no, moooolti di più – di pezzoni che solo all'idea fanno muovere piedino, collo e perchè no, intonare anche qualche frase!

Ma ve la ricordate Candela (tornata in auge grazie agli Ex-Otago)? O il filmone-one-one re degli anni '90 con Raul Bova e delle sue avventure estive con Sofia del Liechtenhaus e quella popò di colonna sonora?

Insomma, gli anni della mia infanzia – feat i discutibili gusti musicali di mia madre - mi permetterebbero di passare settimane intere e di scrivere centinaia di questi articoletti, ma si sa, nella vita c'è sempre un solo vincitore, e per quest'edizione 2011 del Ret(r)ormentone – suona troppo a Festivalbar? Perfetto!! - io ho scelto loro: gli Ace Of Base!

Chi sono? State scherzando, vero??

Provengono da una delle terre – musicalmente parlando – più affascinanti; quella culla svedese madre del pop di qualità, capace di sfornare prodotti come Radio Dept. , Palpitation, Jens - meraviglia - Lekman, Lacrosse, Shout Out Louds, The Tallest Man On Heart (e tanti, tantissimi altri!).

Tutte queste preziosità musicali devono ringraziare gli Ace Of Base per aver fatto sì che il mondo intero si ricordasse della Svezia e apprezzasse i suoi musicali frutti.

Belli, biondi, mainstream, sulla cresta dell'onda per tutti gli anni '90. Un pop ballabile, canticchiabile, sono addirittura entrati nei Guinnes dei Primati con il loro Happy Nation, che nel '93 fu l'album di debutto più venduto con oltre 20 milioni di copie andate a ruba!

Insomma, se c'è un pezzone che ha segnato definitivamente la mia infanzia è questo.

Dovrebbero canticchiarlo tutti, ogni estate, quindi ripetete con me: all that she wants is another baby, she's gone tomorrow boy, all that she wants is another baby, ohh ohh ohhh.


Un affettuoso ringraziamento a Ramona.

venerdì 8 luglio 2011

Futurism vs. Passéism

Scommetto che non ricordi la canzone con cui hai iniziato a strimpellare la chitarra. I primi calli, le stonature, le dita goffe che non riuscivi a piegare. Guardavi scettico la tablatura e scuotevi la testa, strabuzzando gli occhi, e accennavi a un sorriso. Le chiamavi "dita a ragno" e ridevi un sacco. A me ricordava un gioco pauroso che mi faceva sempre mia mamma: la temibile morsa (che lei mimava con la mano ad artiglio) che scendeva in picchiata per portare via i bambini dalle loro madri. La tua prima chitarra l'hai chiamata Martina.

Sei cresciuto col catalogo natalizio dei Giochi Preziosi (annata '92-'93) che sfogliavi avidamente, immaginando fantastiche avventure. Ora seduto sulla tazza del water sfogli il catalogo dell'ikea e ti chiedi se è difficile montare una Hemnes, cassettiera con 8 cassetti, marrone/nero. (sì, lo è)
Sei cresciuto a pane e frittata, istrici Salani, Topolino che t'arrivavano il mercoledì. Latte col Nesquick, Zalet Galbusera col MagoG, le gag di Paperissima commentate all'asilo, Caro Maestro nel '96, Amici Mostri nel '92 con Mauro Serio e una giovanissima Alessia Marcuzzi che, non ancora strafatta di botox, riusciva a competere con Geppi Cucciari (ora Geppi le dà la merda) ma soprattutto il Lion Trophy show su TMC. TMC, sì, quella con un Luciano Rispoli che vent'anni fa era uguale a come è ora, mica come Sabbbrinona Ferilli, che ho visto ieri in una fiction del '97 (apriamo una parentesi: le fiction girate tra il '95 e il '99 paiono vecchissime. Non ancora passati al digitale, le scene, le luci, le inquadrature, ma sopratutto il montaggio, sembrano opera della sapiente mano di un regista televisivo ceceno), e aveva i baffi e le sopracciglia che pareva Elio. Era ruspante, a regazzì.
Sei cresciuto col bambino napoletano dell'19696 - il telefono azzurro per noi. In quegli anni non c'era storia: Adriano Pantaleo era l'asso pigliatutto, l'enfant prodige della fiction e del cinema italiano. (M'immagino i piccoli attori desiderosi di detronizzarlo.) Sei cresciuto col Grillo Parlante (ilota! ilota! ilota! Sembrava Sgarbi che dà della capra al malcapitato di turno) e il registratore FisherPrice col quale registravi le sigle dei cartoni animati e tutti dovevano stare in silenzio - se le CocoRosie non porteranno sul palco almeno uno di questi io me ne andrò indignata.
Ora, con l'iPad in mano, ti chiedi.....
Sei cresciuto?

sabato 25 giugno 2011

Bergamo is in my ears and in my mind


Non vivo in città. Non ci ho mai abitato. Non sono manco nata agli Ospedali Riuniti.
Mia madre ha quasi rischiato di andare a piedi in ospedale per partorire me - era un martedì mattina/sono nata alle 10.30. L'ospedale era davanti alla palazzina dove vivevamo - un complesso chiamato i Gemelli, condomini alti quasi 8 piani. Noi abitavamo al settimo piano e sopra di noi, in mansarda, c'era un omone bruto che una volta è venuto alle mani con mio padre. Sotto di noi, al sesto piano, abitava e credo abiti tuttora l'attuale insegnante di canto di Renga e Ligabue. Quello che ha composto Angeloprenditicuradilei. La moglie del pianista si lamentava perché sentiva i miei piedini battere sulla sua testa.
Al secondo piano abitava l'attuale amica di mia madre, la Roby, e una signora, la Sonia, che aveva un cane, un bobtail (di cui ho messo una foto qui sopra, era troppo simpatica per lasciarla solo come link) che una volta è stato pure drogato dai ladri che hanno potuto agire indisturbati. Era il '92 e nella via lunga (via Rovelli) che collega Borgo Palazzo al paese dove abitavo io si erano insidiate parecchie roulottes abitate da rom desperados che, per campare, vivevano di furtarelli ed elemosina (ma non credo che fossero stati gli zingari a drogare la povera Kira, il bobtail della Sonia). Proprio un giorno del '93 tornammo a casa e trovammo la porta di casa spalancata. Nulla era stato rubato però: i vicini ci raccontarono di aver visto scendere in fretta e furia dei rom, probabilmente allarmati dal suono del citofono - suonato da un corriere che provvidenzialmente doveva recapitare un pacco a mio padre - proprio all'inizio del loro raid.
Mamma ricorda così quell'episodio, con un sorriso e una battuta: "avrebbero trovato gran poco: qualche collana, il computer (un enorme pc del '90 che avrebbero trasportato con non poche difficoltà), forse qualcosa da mangiare in frigo".
Io ero molto scossa (andavo per gli 8 anni) e l'idea che qualcuno avesse potuto entrare in camera mia, rubare Yoghi, il mio orsacchiotto (perché, dalla versione dei vicini, c'era anche uno zingarello piccino), ecco, mi terrorizzava.
Dopo quest'episodio mettemmo la porta blindata, un regalo che avremmo lasciato ai futuri inquilini che dopo un anno e poco più si sarebbero ivi insediati. Prima di lasciare la nostra casettina ai Gemelli e di trasferirci nell'orrendo paese dove tuttora sto (ho la fortuna di avere abbastanza vicina l'A4 e la ferrovia sulla quale passa il regionale Bergamo-Milano, ma soprattutto di abitare proprio nel punto in cui gli aerei, appena decollati da Orio, eseguono la virata), ebbi anche il tempo di inciampare in cortile e di sbattere, rompendolo, uno dei due incisivi superiori contro il fermacancello. Dolore. La mia prima visita dal dentista coincise proprio con quell'episodio: ricordo che per tamponare lo spavento mamma e la madre di mio padre (no, non fatemela chiamare nonna, una parola che implica un minimo di affetto da entrambe le parti e che, nel caso mio, è inesistente) mi portarono da Balzer (che negli anni '90 poteva ancora fregiarsi di essere "il bar più snob di Bergamo"; ora un po' meno) per mangiare la cioccolata.

Il dentista si chiamava Attilio e aveva lo studio in città in una bella via che si collega con Via Masone, a mio parere una delle via più belle di Bergamo che ha pure una villa abbandonata costruita intorno agli anni '20. Avete presente quelle ville tardo liberty con l'edera rampicante e con una bellissima vetrata "bombata"? Ecco, quello è la casa della mia vita. Non me la potrò mai permettere, ma non costa nulla sognare, no?
Una delle cose che ho notato è che, vicino a dove lavoro, c'è un quartiere residenziale per gente con un portafoglio non indifferente. Ogni tanto la mia bici è tampinata da Porsche Carrera, BMW e Mercedes; inoltre il mio sguardo cade, non a caso, sui giardini di queste ville: una ha una specie di cascata in stile moderno, con tanto di stagno e delle "palle d'acciaio" che ricordano vagamente uno stile boccioniano (v. retro dei 20 centesimi italiani); un'altra ha un cane che mi fa venire ogni volta un accidenti, sembra che lo voglia far apposta e ci goda come un riccio; inoltre incontro, con una puntualità impressionante (sono loro in realtà a farmi da orologio e in base alla loro posizione mi rendo conto se sono in anticipo o in ritardo), un signore che porta a spasso il pastore tedesco e una badante moldava che porta a passeggio la vecchina sulla sedia a rotelle e che sta sempre al telefono (à propos, qualcuno mi sa dire se su Facebook esiste un gruppo: "slave/russe/moldave che parlano al cellulare sulle panchine dei parchi?").
Inoltre c'è una villa bellissima e una via, Lesbia Cidonia, che mi fa tanto ridere. Ho scoperto a tal riguardo che Lesbia Cidonia era il soprannome arcadico della poetessa Paolina Secco Suardo, bergamasca anch'essa. A me, tra l'altro, l'Arcadia ha sempre fatto venire in mente un circolo poetico/erotico, con orge e gran banchetti libertini...Arcadia precurritrice della Grande Abbuffata, il film Ferreri con Mastroianni/Tognazzi/Noiret/Piccoli.
A proposito di cibo: qui a Bergamo ci sono due panettieri che hanno quasi lo stesso nome. C'è il più conosciuto Tresoldi, quello con lo slogan "Da trent'anni sul viale" - e la mente va subito qui.
Ma c'è anche il Tresoldi Italo che, con un'abile mossa di ambush marketing (non sapete cos'è? andate qui, orsù!, l'ha scritto la sottoscritta!), ha sfruttato la presunta parentela con il più ben noto Tresoldi per accrescere la propria clientela. Mica stupido!
Mi chiedo perciò se l'Italo e il Tresoldi© siano davvero parenti e, se sì, che tipo di faida sia intercorsa tra i due. Attendo il racconto.

Ecco tutto.
ah, dimenticavo: alcuni numeri di me in bici. Ogni giorno faccio 16km. Riesco a fare 8 km in 22 minuti, andando a una media di 22km/h con 3 kg sulle spalle e non potendo mai cambiare marcia. Ieri notte ho fatto, senza nulla sulle spalle, 6 km in un quarto d'ora, sfiorando quindi i 24km/h. So' cose.

sabato 4 giugno 2011

Ma ti solleverò tutte le volte che cadrai

L'altro giorno mi sono chiesta, guardando Crazy Parade, il clone-Rai di Paperissima Sprint, come faccia certa gente a confessare candidamente di non ridere per le gag di bimbi che si prendono a mazzate, animali che litigano, elefanti che toccano le tette alle Licie Colò di turno - a proposito, ma quanto si è tirata? Era l'ultimo baluardo del vivere "nature"! La sua seconda giovinezza è vissuta da una pura come me come un segno inequivocabile della decadenza culturale del nostro paese - decadenza che si manifesta ancor più assordante (immaginatevi un meteorite che cadendo crea un cratere di dimensioni gigantesche) nella scelta del Corriere della sera di inserire Fabio Volo nella collana "Inediti d'autore". Ma allora vale proprio tutto, vale che Bigazzi venga sospeso dalla Rai e vaghi per Sky (aridateje un programma su RealTime con Borghese, una versione rivista e aggiornata di Cortesie per gli ospiti), vale che Elena Santarelli (chiiiii??????) conduca un programma di nuovi freaks su Italia1; vale ancor più che Naike Rivelli (chiiiii? La figlia di Ornella Muti. Ah, beh!) da semplice parvenue mediatica rivendichi un posto nel panorama musicale con un video lesbo-turbo in cui mette in scena complotti a corte, bunga-bunga, assassini, tutto proponendo una raccapricciante versione inglese di Pensiero Stupendo, roba che la cover di How soon is now delle Tatu in confronto fa la sua porca figura e ti viene quasi voglia di scaricarla su iTunes (che poi, diciamolo, c'è una loro canzone che è talmente brutta da essere un incesto tra Firestarter dei Prodigy - il cui cantante è uguale a Grignani nel video della Fabbrica di plastica - e una qualsiasi di Eurodance '94); naturalmente vale che Signorini, delfino di Silvio, diventi l'uomo della provvidenza; vale anche che Pastore prenda il posto che era di Red Ronnie e organizzi per Pisapia gli eventi culturali di Milano. Un nuovo volto per il centrosinistra, scriveva qualche tempo fa accentosvedese.
(Vasco Brondi è stato preso sotto l'ala di Jovanotti - i due, si mormora, stanno architettando nell'ombra la fondazione di una nuova Scuola Holden basata sul linguaggio del mashup jovabrondesco. Il Corriere della Sera ha già usmato l'aria di un "Inedito d'autore" insieme a un raccontino smilzo e ultragenerazionale del Pastore scribacchino. E non dimentichiamoci del romanzo di Bianconi, mi raccomando).

Aveva ragione un mio professore universitario: ci rimane davvero da ridere (se c'è ancora qualcuno a cui va di impiegare il tempo così) solo per la gente "che inciampa e cade nella merda".

martedì 17 maggio 2011

The rise and fall of Cucciolone


La canzone di commiato la metto all'inizio, mi va così oggi.

I scream, 'scuse me.
Sto vivendo un periodo di profondo spleen infantile.
Si sa, l'ho già scritto, ultimamente è in corso un massiccio revival della fine degli anni '80 e degli inizi degli anni '90 che coincide con la fascia dei venticinquenni-trentenni e con il mutamento di una coscienza critica che si fa col tempo nostalgica e che fa della ricerca di un rifugio temporale un vero e proprio culto del ricordo.
Succede così che a 25 anni e mezzo m'imbatta nella nuova pubblicità del Cucciolone. Stavo annaffiando le piante e non avevo gli occhi incollati allo schermo. Quando però sento: "Nuovo cucciolone, con nuove barzellette!", alzo improvvisamente la testa e, trauma dei traumi (quasi più shockante del bimbo nuovo delle barrette Kinder), mi rendo conto che i disegni di Eldoleo NON CI SONO PIù.

Quando la Algida si chiamava Eldorado, era stata creata una mascotte a fumetti, Eldoleo, un leone che viveva nella savana e che aveva un gruppo di amici, la zebra, l'elefante, la scimmia, l'ippopotamo, protagonisti, sul Cucciolone, delle barzellette che non facevano ridere.
(Un rito per chi, come me, ha vissuto quei rampantissimi anni, era leggere le vignette, non ridere e mangiare in "10-morsi-10" il gelato biscotto.)
Eldoleo e gli altri erano disegnati da Giorgio Cavazzano che era per me a 11 anni l'equivalente di ciò che ora sono Thom Yorke o Cat Power: un dio in terra. A quell'età ero abbonata a Topolino (e lo sarei stata per molto tempo ancora, fino ai 19 anni...poi decisi di disdire l'abbonamento e di mettere su eBay la collezione di quasi 10 anni - 1995-2004. La comprò una giornalista che all'epoca lavorava per l'Ansa e che ora, quasi tutte le sere, è ospite di Vespa a Porta a Porta. Semmai dovesse capitare qui, la saluto caramente.) e riconoscevo ormai a occhi chiusi il tratto della maggior parte degli illustratori. I miei preferiti (la scuola di illustratori - e sceneggiatori - italiani Disney è una delle maggiori, se non la più importante al mondo!) erano appunto Cavazzano (soprannominato Il Maestro), Massimo De Vita, Alessio Coppola, Lorenzo Pastrovicchio, Silvia Ziche (geniale ideatrice della Papernovela del '96!), Fabio Celoni (grande, grandissimo, la sua Soul Papers mi rimarrà sempre nel cuore) e Stefano Intini.

Comprendete, pertanto, il mio disappunto quando ho visto che Eldoleo&co. è stato barbaramente fatto fuori per essere sostituito da disegni che non possono manco lontanamente competere col meraviglioso tratto di Cavazzano.

Vi lascio con quella che ho sempre pensato essere la versione italiana dei Goonies con un sosia di Piersilvio Berlusconi nei panni del fratellone.
Nostalgia a palate.



p.s. il Cucciolone non è mai stato così spesso come quello mostrato nello spot.
p.p.s. il tanto bistrattato gusto Zabaione è stato tolto l'anno scorso e poi rimesso.
p.p.p.s. il biscotto era molto più buono una volta.
p.p.p.p.s. l'esclamazione "Tanto vero!" è deliziosa. Credo di non averla mai sentita in giro.
p.p.p.p.p.s. ma da dove tira fuori i gelati il fratellone?
p.p.p.p.p.p.s. grazie a Giorgio (!) per questa segnalazione.

domenica 15 maggio 2011

Pillow talk

Questa settimana

Cifre: 55 km in bici, 120 km in treno, 4 kebab di cui 2 mangiati in un quarto d'ora, +2kg in un mese e mezzo.
Repliche: per la diciassettesima volta Canale 5 rimanda Taitenic. Momento amarcord: nel 1998 a Natale mi regalarono il vhs del film. Il problema è che non avevamo il videoregistratore, ci arrivò solo 7 anni dopo, nel febbraio del 2005. E fu grande festa alla corte di Francia: per inaugurare l'avveniristico dispositivo mamma ed io ci vedemmo l'unica videocassetta che avevamo, Taitenic, appunto. Lo stupore maggiore fu quando mandammo indietro 4 volte la scena della mano sul vetro pieno di condensa (scena clou).


Proprio per quel frammento di secondo mi sono vista l'altra sera su Canale 5 tutta la prima parte del film fino ad arrivare alla scena dell'iceberg che tutti noi speriamo, ogni volta, venga evitato. Ma non succede.
E' sempre così coi film che ho visto migliaia di volte. In Forrest Gump (bellissima la scena in cui Forrest si precipita in camera della mamma e chiede cosa sta succedendo. E Sally Field che risponde placida "Sto morendo, Forrest". Ogni volta che lo vediamo, io e mamma - perché i film che ho visto migliaia di volte sono inevitabilmente dei cult per me e mamma, poco importa se siano dei buoni film, sono i film di cui sappiamo anche le virgole e che mi confortano -, dicevo, mamma, tra le lacrime mi dice: "anch'io ti dirò così quando starò per morire". E giù a piangere, perché Forrest Gump, insieme a Edward Mani di Forbice, Into the Wild, Le vite degli altri e L'arte del sogno, mi stringe il cuore ogni volta e prima dei titoli di coda mi devo nascondere il volto da qualche parte perché piango per minuti interi.)....dicevo, in F.G. non vorrei mai che Buba morisse. Beh, visto che mi sono infognata nel discorso, cito pure i film che ho visto mille volte e che rivedrei altrettante volte perché alla fine sono i film della mia infanzia: Robin Hood il principe dei ladri (immortale la canzone di Bryan Adams e il relativo video ambientato nel bosco. Ecco, insieme a questa, avete la colonna sonora della mia vacanza a San Bartolomeo al Mare con mamma nel 1991), Mrs. Doubtfire (e ancora rido fino alle lacrime nella scena del ristorante), Ghostbuster I e II ("noi redivivi, loro redimorti"), La storia fantastica (un fantasy misconosciuto con una giovanissima Robin Wright non ancora Penn - Jenny di Forrest Gump), Ghost, Sister Act I e II. Per ora mi vengono in mente questi.

Innamoramenti:
CS004 ∆ Nikita Quasim - Freshman year by Clown and Sunset

lunedì 14 marzo 2011

Shakedown 1989

Sulla scia dell'ondata nostalgica promossa da schiaffino (hai proprio ragione, il sito della Mulino Bianco è un covo di biscottari che piangono sul làttebbiscotti versato), oggi ho fatto un tuffo all'indietro di 22 anni (!) e, nel reparto regazzini barra audiolibri della Biblioteca Tiraboschi, ho cercato e trovato lui:

Uscito nell'aprile del 1989, Il Cantastorie di Roberto Piumini ha prepotentemente occupato per parecchio tempo una fetta del mio cuore. All'epoca avevo poco più di 3 anni e mio padre, che faceva il bibliotecario, mi portava in esclusiva un sacco di libri bellissimi. Ma nessuno come Il Cantastorie ha superato la prova della memoria e del tempo che tutto fagocita e tutto cancella. Ho conservato preziosamente quelle storie ma soprattutto le 4 canzoni musicate da Giovanni Caviezel, semplici e pure come la magia dell'infanzia, abbinate ai disegni - stupendi - di Anna Curti. M'hanno sempre accompagnato: le cantavo per tener vivo il ricordo, le proponevo a chi le aveva dimenticate o a chi non le aveva mai conosciute, le dedicavo alle persone amate.
Ascoltate ora mi fanno sciogliere come Olivia di Braccio di Ferro.
Ed eccole qui, per voi, caricate su SoundCloud: c'è la storia dell'orso annoiato e quella della mucca golosa di fiori (le due che mi ricordavo di più), quella dell'ippopotamo pancione e l'ultima, toccante, su un ritmo di liscio/valzer su cui avrebbe potuto benissimo cantare Nilla Pizzi (pace all'anima sua), la storia dell'innamoramento della farfalla colorata e del fiore raro.


p.s. Dente o Alessandro Fiori dovrebbero fare una cover di Volava la farfalla