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sabato 25 giugno 2011

Bergamo is in my ears and in my mind


Non vivo in città. Non ci ho mai abitato. Non sono manco nata agli Ospedali Riuniti.
Mia madre ha quasi rischiato di andare a piedi in ospedale per partorire me - era un martedì mattina/sono nata alle 10.30. L'ospedale era davanti alla palazzina dove vivevamo - un complesso chiamato i Gemelli, condomini alti quasi 8 piani. Noi abitavamo al settimo piano e sopra di noi, in mansarda, c'era un omone bruto che una volta è venuto alle mani con mio padre. Sotto di noi, al sesto piano, abitava e credo abiti tuttora l'attuale insegnante di canto di Renga e Ligabue. Quello che ha composto Angeloprenditicuradilei. La moglie del pianista si lamentava perché sentiva i miei piedini battere sulla sua testa.
Al secondo piano abitava l'attuale amica di mia madre, la Roby, e una signora, la Sonia, che aveva un cane, un bobtail (di cui ho messo una foto qui sopra, era troppo simpatica per lasciarla solo come link) che una volta è stato pure drogato dai ladri che hanno potuto agire indisturbati. Era il '92 e nella via lunga (via Rovelli) che collega Borgo Palazzo al paese dove abitavo io si erano insidiate parecchie roulottes abitate da rom desperados che, per campare, vivevano di furtarelli ed elemosina (ma non credo che fossero stati gli zingari a drogare la povera Kira, il bobtail della Sonia). Proprio un giorno del '93 tornammo a casa e trovammo la porta di casa spalancata. Nulla era stato rubato però: i vicini ci raccontarono di aver visto scendere in fretta e furia dei rom, probabilmente allarmati dal suono del citofono - suonato da un corriere che provvidenzialmente doveva recapitare un pacco a mio padre - proprio all'inizio del loro raid.
Mamma ricorda così quell'episodio, con un sorriso e una battuta: "avrebbero trovato gran poco: qualche collana, il computer (un enorme pc del '90 che avrebbero trasportato con non poche difficoltà), forse qualcosa da mangiare in frigo".
Io ero molto scossa (andavo per gli 8 anni) e l'idea che qualcuno avesse potuto entrare in camera mia, rubare Yoghi, il mio orsacchiotto (perché, dalla versione dei vicini, c'era anche uno zingarello piccino), ecco, mi terrorizzava.
Dopo quest'episodio mettemmo la porta blindata, un regalo che avremmo lasciato ai futuri inquilini che dopo un anno e poco più si sarebbero ivi insediati. Prima di lasciare la nostra casettina ai Gemelli e di trasferirci nell'orrendo paese dove tuttora sto (ho la fortuna di avere abbastanza vicina l'A4 e la ferrovia sulla quale passa il regionale Bergamo-Milano, ma soprattutto di abitare proprio nel punto in cui gli aerei, appena decollati da Orio, eseguono la virata), ebbi anche il tempo di inciampare in cortile e di sbattere, rompendolo, uno dei due incisivi superiori contro il fermacancello. Dolore. La mia prima visita dal dentista coincise proprio con quell'episodio: ricordo che per tamponare lo spavento mamma e la madre di mio padre (no, non fatemela chiamare nonna, una parola che implica un minimo di affetto da entrambe le parti e che, nel caso mio, è inesistente) mi portarono da Balzer (che negli anni '90 poteva ancora fregiarsi di essere "il bar più snob di Bergamo"; ora un po' meno) per mangiare la cioccolata.

Il dentista si chiamava Attilio e aveva lo studio in città in una bella via che si collega con Via Masone, a mio parere una delle via più belle di Bergamo che ha pure una villa abbandonata costruita intorno agli anni '20. Avete presente quelle ville tardo liberty con l'edera rampicante e con una bellissima vetrata "bombata"? Ecco, quello è la casa della mia vita. Non me la potrò mai permettere, ma non costa nulla sognare, no?
Una delle cose che ho notato è che, vicino a dove lavoro, c'è un quartiere residenziale per gente con un portafoglio non indifferente. Ogni tanto la mia bici è tampinata da Porsche Carrera, BMW e Mercedes; inoltre il mio sguardo cade, non a caso, sui giardini di queste ville: una ha una specie di cascata in stile moderno, con tanto di stagno e delle "palle d'acciaio" che ricordano vagamente uno stile boccioniano (v. retro dei 20 centesimi italiani); un'altra ha un cane che mi fa venire ogni volta un accidenti, sembra che lo voglia far apposta e ci goda come un riccio; inoltre incontro, con una puntualità impressionante (sono loro in realtà a farmi da orologio e in base alla loro posizione mi rendo conto se sono in anticipo o in ritardo), un signore che porta a spasso il pastore tedesco e una badante moldava che porta a passeggio la vecchina sulla sedia a rotelle e che sta sempre al telefono (à propos, qualcuno mi sa dire se su Facebook esiste un gruppo: "slave/russe/moldave che parlano al cellulare sulle panchine dei parchi?").
Inoltre c'è una villa bellissima e una via, Lesbia Cidonia, che mi fa tanto ridere. Ho scoperto a tal riguardo che Lesbia Cidonia era il soprannome arcadico della poetessa Paolina Secco Suardo, bergamasca anch'essa. A me, tra l'altro, l'Arcadia ha sempre fatto venire in mente un circolo poetico/erotico, con orge e gran banchetti libertini...Arcadia precurritrice della Grande Abbuffata, il film Ferreri con Mastroianni/Tognazzi/Noiret/Piccoli.
A proposito di cibo: qui a Bergamo ci sono due panettieri che hanno quasi lo stesso nome. C'è il più conosciuto Tresoldi, quello con lo slogan "Da trent'anni sul viale" - e la mente va subito qui.
Ma c'è anche il Tresoldi Italo che, con un'abile mossa di ambush marketing (non sapete cos'è? andate qui, orsù!, l'ha scritto la sottoscritta!), ha sfruttato la presunta parentela con il più ben noto Tresoldi per accrescere la propria clientela. Mica stupido!
Mi chiedo perciò se l'Italo e il Tresoldi© siano davvero parenti e, se sì, che tipo di faida sia intercorsa tra i due. Attendo il racconto.

Ecco tutto.
ah, dimenticavo: alcuni numeri di me in bici. Ogni giorno faccio 16km. Riesco a fare 8 km in 22 minuti, andando a una media di 22km/h con 3 kg sulle spalle e non potendo mai cambiare marcia. Ieri notte ho fatto, senza nulla sulle spalle, 6 km in un quarto d'ora, sfiorando quindi i 24km/h. So' cose.

venerdì 4 marzo 2011

Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica

Oggi
m'è arrivato un harmonium elettrico degli anni '60 made in Italy (eccolo, 1 e 2) che sa di cantina e di chiuso, che se attacchi la presa la ventola inizia a ronzare in modo pauroso ma il suono
il suono
il suono scalda l'animo.
Volume non regolabile. O così o pomì.
E quando fai un accordo di do te pare d'esse' in chiesa e che da un momento all'altro partano le beghine con le loro voci scartavetrabili. Sarà felice la mia vicina di sotto, pia donna con qualche rotella fuori posto.

Oggi
uno dei tanti scemi del mio villaggio (ce ne sono almeno 3, io ho beccato quello appassionato di oroscopo cinese che chiede a tutti la data di nascita e ti informa che sei bufalo, toro, corvo, cavallo etc etc) ha preso l'autobus con me.
A volte gli do corda, oggi non ne avevo voglia quindi quando m'ha chiesto se ero felice (sì, fa domande di questo tipo dopo aver sbrigato la pratica "oroscopo cinese" - che è poi il suo goffo modo di approcciarsi alle persone), quindi, dicevo, quando m'ha chiesto se ero felice gli ho risposto "non particolarmente". Lui è rimasto malissimo e m'ha chiesto perché.
"fatti miei".

manco Raz Degan.

Poi un ragazzo di fronte a me, divertito, ha iniziato a rispondere alle sue domande, e dopo essersi sentito dire che era tigre, ha detto allo scemotto del mio paese (a titolo informativo: ha 50 anni), che ero triste perché "eravamo strasotto con gli esami". Sono stata al gioco: abbiamo fatto finta di conoscerci, abbiamo inventato pure una storia d'amore e dei corsi universitari fasulli ("pedagogia morale"). Non so perché. Volevamo vedere la reazione dello scemo? O forse era uno di quei momenti di complicità estemporanea che si vivono solo sui mezzi di trasporto? Non so, a me ha ricordato il film Before Sunrise. Solo che questo ragazzo non era esattamente Ethan Hawke, e Vienna era in realtà un triste paesino della provincia di Bergamo.
Poteva anche piacermi come situazione: giocosa, improvvisa, senza nessun impegno, fantasiosa. Sembrava il film Fuori Orario di Scorsese con una trama aperta e non fissata. Il copione si sviluppava sotto i nostri occhi, lo stavamo scrivendo noi. Era tutto così Nouvelle Vague.

Peccato che il ragazzo s'è fatto il segno della croce quando l'autobus è passato davanti al cimitero. Un altro triste bigotto narrow-minded dell'alta-bassa bergamasca.
Fine della fantasia (sempre che fosse iniziata).