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martedì 1 novembre 2011

il RETRORMENTONE non muore mai (manco il giorno dei morti). Numero 10 e via.

A-rieccolo. Sono felicissima di dare il bentornato alla mia rubrica preferita (anche perché ho solo quella) col botto. Scrive per noi Lola, a cui voglio un gran bene e davanti alla quale chino il capo come gesto di reverenza: maestra in giochi di parole&neologismi, pozzo (forse perché si veste sempre di nero) di sapere, abbracci a profusione.
Ecco il suo Retrormentone.

Pulp. Molto pulp. Pure troppo!
14 settembre 1995. Bergamo. Mi presento in classe in tuta, sciatta, non truccata, ascella poco purificata, capelli lunghi e di colore indefinito, prendo posto goffamente, assonnata. È il primo giorno di scuola, in senso assoluto: la prima ora di lezione delle medie superiori. È il mio compleanno. Questo particolare, temo, attira ulteriormente l’antipatia delle altre 25 o 26 teenager presenti. Dai loro sguardi capisco che ho poche probabilità di sopravvivere.
Finite le lezioni, mi dirigo verso la stazione insieme a una mia compaesana. Ci ferma il solito venditore molesto. Ci chiede come ci chiamiamo. “Elena”, risponde la mia compagna, sgamata, che invece di nome fa Letizia. “Marisa!”, mi metto a improvvisare anch’io su modello dell’amica, dimostrando peraltro poca dimestichezza con l’onomastica di fine secolo. Ma il sotterfugio viene scoperto dall’ambulante di turno nel giro di pochi secondi: gli basta leggere il mio vero nome sulla collanina che ho addosso. A metà anni ’90 era di gran moda l’oggettistica anagrafica. Una fatica per trovarla, tra file di monili con su scritto “Maria” e “Paola” e “Elena”, e ora mi ripaga tradendomi! Capisco di avere sul serio poche probabilità di sopravvivere.  

La soluzione dell’impasse arriva di lì a poco. Nell’autunno del 1995 compaio in IAF orribilmente bionda, in dolcevita scuro e al collo un filo nero a racchiudere le lettere D-E-B-O-R-A-H, con l’acca, come la marca di cosmetici. Nemmeno tanto difficile da reperire rispetto all’altra con il mio nome vero, peraltro! L’idea mi viene dal video di Disco 2000, dei Pulp, che racconta una tipica storia boy meets girl, un incontro felice in disco che si risolve in un rapporto sessuale. Dei sottotitoli rivelano i pensieri dei personaggi. Più volte Deborah, la protagonista, si chiede, scocciata, il motivo per cui la faccia smunta di Jarvis Cocker sia costantemente alla TV. Il videoclip in realtà passava davvero di continuo su videomusic e su telepiù, che dall’estate di quell’anno trasmetteva MTV in chiaro per qualche ora al giorno. Di MTV ricordo soprattutto Andrea Pezzi, che fine ha fatto, Andrea Pezzi?
Due questioni mi preme sottolineare. Una è che questa canzone potrebbe essere stata scritta anche l’altro ieri. L’altra è che si tratta di un brano ipernostalgico che si interroga su un futuro che adesso è passato. Il primo punto è facilmente spiegabile: l’operazione sistematica di recupero è la stessa che viene messa in atto oggi. I pulp pescavano a piene mani dalla disco e da sonorità anni ‘60 e ‘70. Anche il look di Jarvis Cocker, che infatti è innegabilmente un protoindie, risulta attualissimo: magrezza impressionante, aspetto da fantino mancato, capigliatura rubata al coiffeur di Paul McCartney, occhiali di una grandezza spropositata rispetto al viso (anche se nel video non li indossa), financo gravi problemi posturali. L’altro nodo cruciale, invece, è piuttosto complesso, ma potrebbe essere così riassunto: futuro nel passato, would + infinito.

A sinistra la postura di Jarvis Cocker. A destra un indie.
14 settembre 2000. Milano, statale. Primo giorno di università. Fully grown, sort of. Anfibi, capello nero corvino cotonato, trucco pesante, rossetto sbavato, I wear black on the outside ‘cause black is how I feel on the inside. Ciononostante passo gli esami. In ogni dove si fa un gran parlare di un nuovo programma TV, Il grande Fratello. Io, che ho appena letto Orwell, mi immagino che quei poverini dei concorrenti saranno messi in una casa che sa di cavolfiore e verrà loro proibito di esprimersi con i più crudeli espedienti e un po’ mi dispiace. Penso spesso agli amici di infanzia, a Letizia, che adesso tanto sgamata non è più, che non è mai andata all’università e ora ha un figlio. L’ha chiamato Nicolas, il figlio, ho sempre sospettato fosse un omaggio a Sarkozy. Anche a Deborah, penso spesso, a come il 2000 del 1995 alla fine sia diverso dal 2000 del 2000. Ma soprattutto ricordo Andrea Pezzi, che fine ha fatto, Andrea Pezzi?

i fotomontaggi sono ad opera dell'autrice.

domenica 23 ottobre 2011

La tua nave in feltro

che tengo nell'armadio
chiusa a due mandate
ebbe due movimenti,
andata e ritorno:
da camera mia
al tuo pavimento
e da quella panchina
al mio armadio.
Dal tuo cuore di piombo
al mio cuore di vetro
dal tuo cuore in stagno
al mio cuore di feltro.
Cuciture grossolane
alla nave e
al mio cuore.

mercoledì 5 ottobre 2011

ll RETRORMENTONE numero nove - edizione speciale

Dove eravamo rimasti? 
Dopo una piccola pausa (c'eravamo lasciati che era il 17 Settembre e c'era afa e ora, a Ottobre, il caldo non accenna a diminuire, anzi...) la caccia al tesoro musicale dimenticato continua con un'edizione speciale. Ancora non saprei dirvi in cosa è speciale, ma vi svelo che il gioiello sommerso oggetto di questo post m'è venuto in mente stamattina mentre mi facevo lo shampoo e non m'ha più mollato tutto il giorno (quando è così so che non posso far altro che scrivere).
La canzone di cui parleremo non verrà svelata fino alla fine del post: molti di voi, sicuramente più sgamati di me, la capiranno già dall'inizio (e non vale usare Google!) quando leggeranno i primi soavi versi. Sì, perché questa canzone, che ha un ritmo mid-tempo alla Attenti al Lupo e una melodia alquanto banale (tra l'altro copia sbiadita del brano di Dalla), è impreziosita da uno dei testi più trash e twee (sì, a volte vanno a braccetto) degli ultimi 20 anni. Un testo che farà scoprire a voi cari lettori la presenza di un Steven Patrick Morrissey tricolore e una capacità scrittoria (almeno in questa canzone) che non ha niente da invidiare all'originale inglese. Finalmente possiamo glorificare il Moz de noantri: Beppe Dati. Il nome non vi dice nulla? Beh, perché non è lui l'interprete del nostro retrormentone, ma l'autore del testo. Mistero, mistero e ancora mistero.
Ultimissimo indizio prima di raccontarvi le liriche (non vi menziono il ritornello sennò capite subito di cosa si tratta): fu presentata a Sanremo che avevo 7 anni e diventò un vero e proprio tormentone. Bene, le premesse ci sono tutte. 
Ma di che si parla quindi? Parto col dirvi che il testo è un possibile condensato di Girl Afraid, Some Girls are Bigger Than Others (solo per il titolo, però), Accept Yourself e The Boy With the Thorn in his Side. Si parla di adolescenza e delle annesse paturnie: la protagonista è una quindicenne che contempla sospirando come una madonnina pentita (o infilzata che dir si voglia) il suo corpo in fase di trasformazione (nel primo verso si fa riferimento all'infanzia della protagonista, quando era un'acciughina): chi a quell'età non si è sentito frustrato e ha pianto solo chiuso in bagno per la festa del suo compleanno, e vedeva solo i suoi difetti sentendosi un fagotto? Chi non si è mai sentito solo e sconfitto e non voleva mangiare più? E chi soprattutto non ha sofferto per quelle risatine dietro che sembrano pugnali (e il testo prosegue con la rima: piangi e ti si appannano gli occhiali)?
E quindi il distico elegiaco che mi porto dentro al cuore dal '92: 
cresceranno i seni
chi ti prende in giro sono dei ragazzi scemi 
...versi che Moz ha sempre avuto in punta di penna ma non ha mai avuto il coraggio di buttare giù.
Il finale, davvero banale, fa trapelare un happy ending che nulla ha di morrisseyniano: il narratore, segretamente innamorato della protagonista, le confessa che potrà sempre contare su di lui durante questi anni così delicati.

Ecco, siamo arrivati alla fine.
Qui lo dico e qui lo nego: non svelo il titolo. Se entro una settimana a partire da oggi 5 ottobre raggiungo come minimo 10 commenti colle vostre soluzioni (v'ho detto di non usare Google!), mi metterò all'opera e registrerò un video-cover di questa canzone.

sabato 24 settembre 2011

Le labbra di un comprovato sempliciotto

Cobain. Con la Smemo piena di frasi firmate Kurt tra parentesi (o tra due trattini, nel 2000 andava di moda così), fu proprio la Butty a farmelo conoscere. Non che non avessi mai sentito il suo nome: leggevo dal '97 il mitico Tutto Musica morto misteriosamente nel 2004 e Luca Valtorta, a cui devo una piccola ma consistente percentuale della mia cultura musicale, ne parlava spesso. Mi decisi quindi a comprare - era il luglio del 2001 - Nevermind, l'album che non mancava mai nella rubrichetta dedicata alle top five degli album preferiti dagli artisti intervistati da Tutto Musica. Lo trovai da Mediaworld presso l'Oriocenter e lo comprai con la cassetta di El Topo Grand Hotel dei Timoria perché ricordo che mi piaceva tanto Sole Spento. Fu un'estate in cui stampai i testi e le traduzioni delle canzoni di Nevermind da siti costruiti con GeoCities, ossia il paleolitico inferiore del Web di oggi: siti 1.0 che ora hanno lo stesso effetto visivo degli arcade game anni '80, sfondi bruttissimi e gif imbarazzanti, a volte da epilessia pura; immagini che non si aprivano e allora formavano il riquadro con la x in rosso; GeoCities che ospitava siti come Rotten, le foto degli avvistamenti degli UFO e le anticipazioni di Dawson's Creek - come mai già nel 2000 si sapeva che Jen sarebbe morta?
Beh, Nevermind me lo mangiai. Prontamente trasferito da cd a cassetta (avevo ancora il walkman), lo ascoltavo mattina e sera. Scrissi in onore di quel poeta maledetto biondo una canzone intitolata "Sto ascoltando la voce di un morto". [Che poi, a ben pensarci, l'illuminazione adolescenziale sui Nirvana la ebbi il 30 Aprile 2001 quando assistetti in diretta alla transazione TMC2-MTV e la prima cosa che mandarono fu proprio il celeberrimo concerto Unplugged in New York con quella luce soffusa e quei bellissimi fiori, chissà che fiori erano.]
Poco tempo dopo, era un sabato, me lo ricordo bene, il 22 Settembre 2001, comprai la mia prima chitarra e iniziai a suonare. Imparai le posizioni degli accordi pagando 50000 Lire un corso di 9 mesi all'oratorio, un posto dove non ero mai stata. Dopo pochi mesi iniziai a suonare da sola, imparando come autodidatta, ascoltando tanto le canzoni e scaricando da siti GeoCities le tablature dei Nirvana: la prima fu About a Girl, molto semplice perché inizia col Mi minore Sol ma poi c'ha i barré tipo Sol diesis e cose così, per cui mi limitavo a fare il verso. Una ancor più facile da fare era sicuramente Polly: Mi minore Sol Re Do oppure Come As You Are con quel Mi minore che diventa maggiore nel ritornello. Pennyroyal Tea era quella che mi piaceva di più suonare perché in quel periodo, dicembre del 2001, ero fissata con il giro di Do, e il La minore era diventato, per qualche oscuro motivo, il mio accordo preferito. La suonavo male, però, perché il Sib lo facevo diventare Re minore, e cambiava completamente l'andamento dell'urlo su "tea" o "-ty" di "royalty". 
Sì, perché le canzoni dei Nirvana erano azzeccatissime per iniziare a suonare: hanno un sacco di giri semplicissimi (Sappy, Sliver, Rape Me, All Apologies, Heart Shaped Box, Dumb, Something in the Way) ma efficaci e perfetti per le linee vocali di Kurt. Anzi, sembrano incollati sopra. Incollati come il poster che  mi regalò la ragazza che mi dava lezioni di matematica per il mio 16° compleanno: lo misi sopra la madonnina in gesso che avevo fatto in terza elementare. Tutto il 2002 lo trascorsi a suonare le canzoni un po' più "difficili", In Bloom, Lithium, On a Plain, Drain You (forse le mie preferite di Nevermind), Serve the Servants (con quel ritornello così anni '60) e Smells Like Teen Spirit (per la quale attaccai il distorsore alla mia chitarra acustica), ma soprattutto Lake of Fire e Plateau che ok, non erano loro ma dei Meat Puppets, ma m'erano rimaste così impresse che le volevo imparare. (Ah, ma Kurt Cobain quanto digrignava i denti durante quell'Unplugged storico?) 
Ricordo che 10 anni fa continuavo a pensare dove ero e cosa facevo nel 1994, quando Kurt s'era sparato, e mi sforzavo di trovare una qualche notizia assorbita dall'incoscio, una memoria sopita, una foto su un giornale. Cercavo di riportare a galla ricordi inesistenti. L'unica immagine che mi veniva in mente ero io in cucina a fare i compiti, aspettando alle 16 i Power Rangers. 
Beh, 10 anni dopo cosa mi rimane di quel tardivo periodo grunge (con tanto di maglioni sformati, capelli sulle spalle e jeans sbragati)? Ora che il poster di Kurt non c'è più - manco la madonnina - che la mia adolescenza è passata da un pezzo, e che ho lasciato a Tommaso Pincio, appassionato quanto me di Cobain, l'unica copia di uno scritto su Kurt e il Giovane Holden? Dopo avide letture delle biografie e dei diari di Cobain? Dopo aver suonato e risuonato così tanto le sue canzoni da avere la sicurezza matematica di saperle suonare e risuonare ancora tra 10 anni, a memoria, accordi&parole?
Posso solo citare un passaggio del libro di Salinger che parla di Holden, ma anche di Kurt, e forse di altri:
il capitombolo che ti stai preparando a fare...è un tipo speciale di capitombolo, orribile. A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso di cercare ancor prima di aver veramente cominciato...

sabato 17 settembre 2011

Il RETRORMENTONE numero otto


Il Retrormentone non è solo estivo. Ed ecco servito sulle note scroscianti di un temporale di inizio autunno il racconto di Jessica, una fan della nostra rubrica che ci racconta la sua estate di qualche anno fa trascorsa a ritmo di....


Era l'estate del 2002 ed io mi ero appena fatta un taglio di capelli improponibile, mi spiego meglio: una frangetta a scala, con una parte più lunga ed una più corta; non l'avevo scelto io, avevo detto al parrucchiere di fare quello che gli pareva. Da allora mi sono fatta crescere i capelli e non me li sono più tagliati, anche se ultimamente sto pensando di andare dai cinesi. Ma torniamo a noi, volevo sfoggiare quei capelli da cretina per andare in vacanza in Corsica insieme ad altre tre mie amiche, una vacanza finita prima del tempo, perché si sa, in vacanza è un po' difficile conciliare tutte le esigenze, soprattutto quelle di non andare al mare prima delle 5 di pomeriggio essendo alloggiate in un campeggio. 
In Corsica sono successe un sacco di cose, abbiamo dormito in spiaggia, abbiamo rischiato di affogare tutte, mi sono ricordata di punto in bianco la sigla del "Pranzo è servito", abbiamo mangiato "soupe de poisson", ma soprattutto io e una mia amica abbiamo acquistato il singolo di Satisfaction di Benny Benassi che era già un tormentone in Italia, ma in Corsica non passavano veramente nient'altro alla radio e così, quando ci stancavamo di ascoltare La moda del lento, praticamente l'unico cd presente in macchina, potevamo pompare Satisfaction a manetta. 
La copertina del singolo è questa qui:
Tutti penserete: eccheccazzo, ma che tamarrata è? Avete ragione, la copertina è di un volgare assurdo, ma non è niente in confronto al video pomeridiano in cui delle fighe palesemente rifatte e semi vestite testano strumenti da bricolage sculettando e sudando: la parte migliore è quando la tipa bionda fa ballare le sue tette di granito usando il martello pneumatico ottenendo un'oscillazione minima del seno, roba che se lo facessi io probabilmente rischierei di schiaffeggiarmi con un capezzolo. Questo video lo consiglio caldamente alle fan del "Corpo delle donne". 



L'altro video, invece,  quello  serale, quello da intellettuali, lo trasmettevano di notte su Brand New (è quello che io ho visto come primo) e non ha niente da invidiare ad un Michel Gondry. No, vabbè, sto esagerando. E' in ogni caso un video piacevole da guardare: ad accoglierci alla prima (e direi anche ultima inquadratura, perché in pratica non cambia mai) quattro simpatici personaggi vestiti come i nerd di oggi, con gli immancabili occhialoni e capelli impomatati, in posa da "ritratto di famiglia".
Nel video quindi non succede praticamente niente, ci sono solo degli interventi grafici che servono a giustificare la presenza del video al pubblico di Brand New, il quale non avrebbe mai apprezzato fino in fondo la versione pomeridiana, avendo a che fare coi video di registi dal calibro di Michel Gondry, e poi si sa, quel pubblico apprezza molto oltre ai video, anche i film dove non succede assolutamente niente, dove..... è tutta una questione di atmosfere! Qua, l'atmosfera non c'è,  ma  al suo posto troviamo una lentissima evoluzione dell'espressione dei nerd che da neutra passa a sorridente ma in modo forzato rendendo il tutto un po' alienante, ma è solo perché in realtà mentre giravano questo video la troupe aveva già pronto il primo e glielo stavano facendo guardare senza interruzioni. 

martedì 6 settembre 2011

Il RETRORMENTONE numero sette

Ritardi siderali. Sono passati quasi 10 giorni dall'ultima uscita di questa rubrica. Posso dire di aver assistito a uno dei concerti più evocativi della mia vita: i GusGus al Magnolia. M'è subito venuta una gran voglia di ballare come uno jurodivý (pazzi in Cristo), farmi crescere i capelli come il cantante, uguale a Legolas, e intonare a squarciagola Freedom di George Michael, il tutto sfoggiando jeans a vita altissima, quasi come Fantozzi, con camicione sformate e felpe scolorite. Poi la mente mi è andata a Children di Robert Miles, I Need a Miracle di Fragma (ora depredata da Guetta e Deadmau5) ma soprattutto Obsession di Chase, con quei capelli così fine anni '90, che hanno davvero portato tutte da Gwyneth Paltrow in Sliding Doors a Natalie Imbruglia fino a Victoria Beckham. Eh sì, anch'io, proprio nel '98. Ma non spingiamoci oltre, avremo tempo di arrivare al '99 e al mio acquisto della compilation di Striscia La Notizia con bombe come Bla Bla Bla di Gigi D'Agostino, Two Times di Ann Lee, My Heart Goes Boom dei French Affair e Boom Boom Boom Boom dei Vengaboys. Se qualcuno ha la tracklist completa, per favore, me la posti: due anni ancora e torneranno anche quelle sonorità lì.
Sull'onda dei ricordi e del recupero massiccio di canzoni del passato con annesse coreografie imbarazzanti, il contributo esterno di Accento Svedese, che non nascondo essere uno dei miei blogger preferiti. E' un grandissimo piacere ospitarlo qui e ancor più scoprire che canzone ha scelto.



Credo che da piccolo almeno un paio di canzoni mi abbiano salvato la vita, risparmiandomi un triste destino da metallaro obeso con i capelli lunghi, le borchie e zero ragazze al seguito. Son cose che ho vissuto in tenerissima età ma che non si limitano ad essere parcheggiate più o meno perennemente nell'inconscio perché io le ricordo come se fosse ieri, le respiro ancora oggi e le ricorderò anche domani perché sono vive nella mia mente come ogni momento formativo che si rispetti.
Dicevo – prima di perdermi in giri di parole che mi fanno girare la testa quando li rileggo perché spesso e volentieri quando mi rileggo non ci capisco nulla  – un paio di canzoni, ed allora facciamo nomi e cognomi: in primis Pump Up The Jam dei Technotronic che mi copiò mio cugino su una cassettina (una di quelle Basf C60 al cromo che esistevano solo negli anni ottanta e probabilmente contenevano un nastro velenoso dall'alto potenziale psicotropo, roba che se lo sanno quelli di Vice ci fanno un articolo) ma soprattutto la maestosa Good Life degli Inner City. Tralasciando il fatto che non ricordo assolutamente il video di Pump Up The Jam dei Technotronic perché in seguito mi son fumato il nastro della Basf C60 al cromo (era ottimo ed abbondante come il rancio dei soldati, roba che se lo sanno quelli di Vice ci fanno un altro articolo e mi intervistano pure), ho dimenticato un sacco di cose e ne pago ancora oggi le conseguenze, mi soffermo su Good Life degli Inner City perché è qui che volevo arrivare con quest'altro rutilante/roteante giro di parole.
Il video di Good Life lo vedevo praticamente una volta all'ora su Videomusic ed era sempre come la prima volta. Una pop song perfetta innestata su un corpo house-music da sballo, un video che non c'entra un cazzo con la canzone ma che probabilmente era una ottima scusa per andare a cazzeggiare a Londra ed è uscito così, con la protagonista-cantante che è vestita come è trendy vestirsi adesso solo che era l'88/89 (e dunque era in netto anticipo sui tempi, come la musica degli Inner City d'altronde) e la città di Londra in tutto il suo caotico splendore. Rimanevo incantato di fronte alle immagini, rimanevo incantato di fronte alla musica, sono ancora incantato da cotanto splendore anche se son passati più di vent'anni e purtroppo (ma anche per fortuna) non sono più un pischello: all'epoca roba del genere era in heavy rotation sulle tv musicali (che poi in Italia erano una sola: Videomusic. Mtv non era ancora arrivata, e qualche emittente locale si lanciava in pionieristiche trasmissioni musicali, con risultati tra lo psichedelico e l'imbarazzante), oggi che grazie al digitale terrestre abbiamo a disposizione un sacco di tv musicali abbiamo perso Videomusic ma soprattutto si è persa la voglia di rischiare mandando roba del genere in heavy rotation. O forse è solo questione di musica attuale che per forza non può essere come Good Life degli Inner City perché c'è troppa musica in giro e se escono cose notevoli spesso e volentieri nessuno ha tempo di farci caso, ed allora via con i ragazzini con le magliette degli Iron Maiden e dei Judas Priest, via con le ragazzine che attaccano la toppa dei Manowar sullo zaino, via con cose esteticamente raccapriccianti. Ce li meritiamo.
Io Good Life la ascolto con gran gusto ancora oggi, e quando ho sentito la azzeccatissima versione chitarra-basso-batteria-voce che di recente ne hanno fatto i Dirtbombs ho ringraziato Dio (nel senso di Ronnie James Dio, altrimenti lo avrei scritto con la minuscola) di non essere diventato un metallaro obeso con i capelli lunghi, le borchie e zero ragazze al seguito. La strada che avevo preso era quella, ma Videomusic e gli Inner City mi hanno salvato. Meno male.

venerdì 26 agosto 2011

Il RETRORMENTONE numero sei

Sono passate quasi tre settimane dall'ultimo Retrormentone. Sì, ho lasciato passare Ferragosto (a torto, forse. E' ben risaputo che non c'è nulla di più nostalgico che ascoltare un amarcord musicale girovagando per le vie deserte e torride della città), mi son presa una pausa, ho programmato qualche post, ri-innamorata dei Grizzly Bear, preparato un'ignobile salsina per condire le patate lesse (burro fuso nell'antiaderente, pochissimo parmigiano grattuggiato e curry a volontà), visto film come Mean Girls e Che ne sarà di noi (con un Muccino imberbe prima della terapia logopedista) e infine capitata pure alla festa del Pd di Reggio Emilia dove, prima di sentire i Verdena per l'ennesima volta (e quest'anno sono già sei), mi sono abbuffata di tigelle farcite di un qualcosa chiamato erroneamente "pesto", ma che in realtà trattasi di "cunza" (lardo e rosmarino, il massimo della leggerezza) e ho visto, tra i vari banchetti, uno stand da, perdonatemi il gioco di parole, da standing ovation: Articoli da regalo russi. Magliette dell'unione sovietica, caschi di Gagarin. Altro che retrormentoni, questo è un tuffo nella Ostalgie alla Goodbye Lenin!
Ma ecco che vede la luce, finalmente!, il RETRORMENTONE numero 6. Personalissimo, intimo, cullato da ricordi infantili e adolescenziali, è firmato dalla cara, carissima Chacha, classe '91, padrona di casa di Esprit d'escalier, divertita spettatrice e "analista" di RealTime nonché una delle poche ragazze a cui sta-da-Dio un bel taglio corto.
Ok, taglio corto e lascio spazio a lei.
Ricomincia la galleria di immagini color seppiati dei ricordi della nostra gioventù. Le melodie che ci hanno accompagnato il pomeriggio del doposcuola, i jingle delle pubblicità che guardavamo tra un cartone e l’altro alle due del pomeriggio su ItaliaUno, la sigla di Papà Castoro.
Il mio Retrormentone è qualcosa di prettamente romantico, poco ricercato (lo conosce anche mia zia, che è ferma allo charme intimistico di Elvis Costello) ma molto orecchiabile, quindi superadatta all’estate. È la tipica canzone da ragazzina con problemi ormonali che si affaccia impreparata alla prepubertà, che attacca i poster del Cioè sull’armadio sopra il letto in camera facendo arrabbiare la mamma, perché lo scotch usato lascia il segno sul legno dei mobili. Ah, la vera trasgressione.

1998. A casa della Fede, la sera del suo compleanno, oltre che a leggere come baciare un ragazzo scopriamo che nella sua cameretta bianca ci sono dei cd con su 3 o 4 canzoni (singoli, l’ignoranza) di Lene Marlin e i The Corrs. Neanche 10.000 Lire. Tutte quante la invidiamo, sono introvabili, ma le canzoni ci piacciono troppo per odiarla. Cantiamo nel nostro inglese personale.

2000. Ascolto What Can I Do dal cd Unplugged, uno dei primi dischi originali che la mia collezione abbia mai visto. Mi innamoro di Andrea Corr.

2000 (pochi mesi dopo). Scopro che Andrea Corr e Robbie Williams hanno avuto un flirt. Invidio Robbie e mi abbandono al momento pseudopunk della mia adolescenza. Basta melensità.

2005. La mia allenatrice di pallavolo Silvia, che mi sta simpatica un casino, ci porta in Val Gerola a fare il campo estivo. Durante l’andata mi siedo davanti (sono la più alta) mentre lei guida e altre mie tre compagne stanno dietro. Noto un cd dei The Corrs nel portaoggetti, metto su Breathless e dentro di me moltiplico la mia stima per lei. Le chiedo di darmi il cinque.

2011. Son passati più di dieci anni e ogni tanto mi sento ancora così. Disillusa e romanticamente ancorata alle immagini platoniche di Piccoli Problemi di Cuore e delle letterine romantiche che ti scrivi con i compagni di classe, passate sottobanco tramite una catena di 18 mani durante le ore di Educazione Tecnica. Anelo ancora e sospiro nell’incontrare la mia metà perfetta di mela, la persona ideale a cui cantare soavemente queste parole zuccherate. Utopia, direte voi. Io vi rispondo che sognare è gratis, e che l’esser disillusi già prima dei sessant’anni e semplicemente triste.


Mi son sempre divertita a trascrivere dei testi in italiano, poesiole, usando come base canzoni anglofone. Mi ricordo che Eleanor Rigby era diventata Teddy L’Orsetto, e Scar Tissue aveva a che fare con un ragazzo orfano. L’altro giorno ho ritrovato il mio vecchio raccoglitore di miei pseudo testi. Le lacrime. Avevano pure ritmo, ciumbia. Beh, dei The Corrs avevo tradotto proprio What Can I Do, parlando di come il Fabio teneva in mano la penna mentre studiavamo qualcosa di Ungaretti. Ah, le prime cotte.

venerdì 5 agosto 2011

Il RETRORMENTONE numero quattro e cinque

Il RETRORMENTONE è tornato. Sono indecisissima sulla canzone da scegliere: per un attimo m'è balenato di inserire Le ragazze dei Neri per Caso - un gran pezzo, armonizzazioni perfette (che provocano grasse risate, ma a saper cantare così!, bisogna avere un orecchio spaventoso, quasi assoluto. E cose del genere le fanno ora i Fleet Foxes - armonizzazioni a 4 -, e le facevano paurosamente bene i Beach Boys - armonizzazioni a 5 con Brian Wilson gran maestro d'orchestra), loro inguardabili ma con bellissime voci, e la mente ha viaggiato subito lì, al 1995, quando mio padre tornò da Napoli con una scorpacciata colossale di cassette pirata che gli scugnizz' gli avevano rifilato ai semafori: Renzo Arbore, Pino Daniele, gli 883 di La donna, il sogno e il grande incubo, un disco con una copertina in stile Dylan Dog e con Paola&Chiara come coriste e una big band d'eccezione a sostituire le ignobili basi in midi di cui, fino a quel momento, Pezzali aveva abusato. Poi c'erano anche i Neri per Caso con la cassettina di Le Ragazze, un disco di cui ricordo ancora adesso le parole a memoria e gli arrangiamenti vocali. Per esempio, mi è pirlinato giù il trashissimo video di Sentimento Pentimento (con tanto di coda finale reggae alla Shaggy) e per un attimo son tornata bambina, fiera dei miei peli sulle gambe che, già a 9 anni, mi tormentavano ma che, secondo mamma, non era il caso di togliere. E mi chiedo, visto che sta tornando tutto - giacche con le spalline, espadrillas, fuseaux, capello cotonato - non può tornare di moda anche il look nature con peli sotto le ascelle come Sofia Loren e Lucia Bosé negli anni '50?
Tutto questo per arrivare giusto giusto alla scelta, talmente difficile che ho deciso di proporvi due pezzi.


Entrambe canzoni bellissime per tanti motivi. Quella dei REM è tutta da intonare a squarciagola, da ballare possibilmente. Il video, poi, è un piccolo capolavoro di colori e di passi di danza improbabili. Il testo, la cura delle linee melodiche, gli archi ariosi nell'intro e nel bridge, le armonizzazioni vocali di Shiny Happy People, il riff anni '60 che potrebbe essere fatto da Roy Orbison (quello di Pretty Woman), il cambio armonico di chiave dall'intro al verso. In una parola, la perfezione. La seconda è, sempre restando negli anni '60, è una canzone del 1965 rifatta splendidamente da Boy George nel '92: rimane la chitarra twangosa alla Morricone/Tarantino (o alla Lynch? E' similissima al Theme di Twin Peaks; o ancora all'indimenticabile Wicked Game - grazie Martina! - di Chris Isaak, inserita poi in Cuore Selvaggio. Tutto torna, no?), ma il tutto è condito da una salsa sostanziosa di synth eterei a mo' di tappeto. Il cantato di Boy George è struggente, quasi un canto del cigno di una star sul viale del tramonto. In questa canzone si sentono già i prodromi di uno stile raffinato di pop che porterà al successo qualche anno dopo Lisa Stanfield. Inoltre, ultimo ma non ultimo, la canzone è stata coverizzata dai Cat's Eyes di Faris Badwan (che gran disco l'ultimo degli Horrors!).


1991-1992. Iniziavo le elementari, mi abbuffavo di Fantaghirò, leggevo il Corrierino dei Piccoli, iniziava Beverly Hills su Italia 1 (e mi chiedevo quale fantasia perversa avesse potuto spingere i genitori a chiamare Brandon e Brenda due bambini), ma soprattutto visitavo il museo dei giocattoli a Monaco di Baviera. Proprio lì, tra l'altro, s'erano trasferite cugine e zie. Mia zia mi regalò nel '91 qualcosa che ha segnato la mia infanzia e che ho indossato fino ai 23 anni: un completo felpa-maglietta-pantaloncini (quest'ultimi tenuti fino a pochi anni fa, il resto mi era diventato troppo piccolo) di SuperMario versione rugbista (o football americano) made in Germany griffato Nintendo.

venerdì 29 luglio 2011

Candy Claws, basta un dream pop di zucchero

Un giro in bicicletta per Disneyland (Orlando) di notte. Il faro illumina le giostre e il naso di Topolino. Dream-pop liquidissimo ed elastico. Tim Burton e Lynch che ti fanno ciao-ciao in ralenti, colori della polaroid, sorrisi estatici e il cavalluccio che montavo al Parco Suardi che si muove a ritmo della musica.
Gli Air di Virgin Suicides a un tiro di schioppo. Sebastian Tellier del primo album. Beach House strafatti di acido. Un qualcosa dei Grizzly Bear di Yellow House. Una spruzzata di pop americano melodico fine anni '50. Ecco i Candy Claws.

giovedì 28 luglio 2011

Il RETRORMENTONE numero tre

Con qualche giorno di ritardo ecco riprendere il Retrormentone, la rubrica di costume musicale dalla lagrima facile. E torniamo a bomba con un pezzo da novanta e un contributo esterno: il pezzo è scritto da Ramona, meglio conosciuta come r., di Frigopop, amante di twee e indiepop, compagna di 3 giorni di Primavera Sound e, come la sottoscritta, inguaribile nostalgica.

Se è vero che esistono due tipi di nostalgia, quella che mi attanaglia de vez en cuando è sicuramente della tipologia personale: sono una inguaribile romantica, ed anche se provo a nasconderlo dietro una corazza dura e acidella basta un niente per farmi tornare alla mente frasi, colori, odori, immagini un pò sbiadite, e crogiolarmi nei ricordi ad occhi apertissimi; questa quindi è una ghiotta, ghiottissima opportunita per farlo senza dover poi sentirmi in colpa.

Se chiudo gli occhi e ripenso alle estati passate, a parte l'odore di crema solare e la sabbia ovunque (sempre) mi vengono in mente anche un paio – no, moooolti di più – di pezzoni che solo all'idea fanno muovere piedino, collo e perchè no, intonare anche qualche frase!

Ma ve la ricordate Candela (tornata in auge grazie agli Ex-Otago)? O il filmone-one-one re degli anni '90 con Raul Bova e delle sue avventure estive con Sofia del Liechtenhaus e quella popò di colonna sonora?

Insomma, gli anni della mia infanzia – feat i discutibili gusti musicali di mia madre - mi permetterebbero di passare settimane intere e di scrivere centinaia di questi articoletti, ma si sa, nella vita c'è sempre un solo vincitore, e per quest'edizione 2011 del Ret(r)ormentone – suona troppo a Festivalbar? Perfetto!! - io ho scelto loro: gli Ace Of Base!

Chi sono? State scherzando, vero??

Provengono da una delle terre – musicalmente parlando – più affascinanti; quella culla svedese madre del pop di qualità, capace di sfornare prodotti come Radio Dept. , Palpitation, Jens - meraviglia - Lekman, Lacrosse, Shout Out Louds, The Tallest Man On Heart (e tanti, tantissimi altri!).

Tutte queste preziosità musicali devono ringraziare gli Ace Of Base per aver fatto sì che il mondo intero si ricordasse della Svezia e apprezzasse i suoi musicali frutti.

Belli, biondi, mainstream, sulla cresta dell'onda per tutti gli anni '90. Un pop ballabile, canticchiabile, sono addirittura entrati nei Guinnes dei Primati con il loro Happy Nation, che nel '93 fu l'album di debutto più venduto con oltre 20 milioni di copie andate a ruba!

Insomma, se c'è un pezzone che ha segnato definitivamente la mia infanzia è questo.

Dovrebbero canticchiarlo tutti, ogni estate, quindi ripetete con me: all that she wants is another baby, she's gone tomorrow boy, all that she wants is another baby, ohh ohh ohhh.


Un affettuoso ringraziamento a Ramona.

martedì 19 luglio 2011

Magari ti chiamerò.....

Dicevamo a proposito di Retrormentoni?
La bolognese Garrincha Dischi chiama all'appello alcuni esponenti del pop italiano e realizza il progetto il Cantanovanta: 24 brani di successo internazionali dal 90 al 2000, da Barbie Girl a Attenti al Lupo, ma anche All that she wants (!) e Vento d'Estate.
Il primo volume è scaricabile gratuitamente dal 16 luglio, il secondo uscirà a fine agosto.
Delizioso. Gli arrangiamenti originali a volte sono stravolti: Vattene Amore diventa una samba con tanto di coda in pieno stile brasileiro, Vamos a Bailar è avvolta da synth e riverberi degni di un Moroder alle prime armi, Scatman's World una sghemba ballatona folk dylaniana.



Per un veloce ascolto di tutte le tracce clicca qui.

lunedì 18 luglio 2011

Il RETRORMENTONE s'è fatto rubrica+primo contributo esterno

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Settimana scorsa ho scritto un post intitolato "Passammo l'estate su una spiaggia solitaria". Se non l'avete ancora letto, beh, basta cliccare qui.
Ogni settimana a partire da questa, ci sarà un contributo nuovo con una segnalazione musicale e magari un ricordo (un "biscottino nostalgico") da condividere, collegato più o meno direttamente alla canzone.
La canzone potrà essere un pretesto per ricordare, magari darà il la a un impossibile viaggio nella memoria; farà da tappeto sonoro a un racconto; sarà un background generazionale o una copertina di Linus. O ancora potremmo ripescare e ridare lo smalto a canzoni che potrebbero state scritte l'altro ieri perché sono attuali, hanno sonorità ora riciclatissime oppure, banalmente, il look del cantante è uguale agli hipter dei Navigli ed è stato assorbito e riproposto in chiave "indie".

Ho pensato quindi di chiedere ad alcuni blogger che seguo e apprezzo di scrivere qualcosa in tema e di pubblicarlo da loro o qui.
Il primo risultato di questa collaborazione a distanza è il racconto Amarcord: Scatman, la balbuzie, i bibitoni con la keta di Oblaka/nome dell'utente: Europa dell'Est, cotte infantili e castelli di sabbia, nonché improbabili mosse in pista di ballo, solo per citare alcuni elementi. Colgo l'occasione per ringraziarlo e augurare a voi buona lettura.

lunedì 11 luglio 2011

Passammo l'estate su una spiaggia solitaria: il RETRORMENTONE

"Esistono due tipi di nostalgia. "La prima, la nostalgia personale, è legata alle esperienze personali dirette dell'individuo. La seconda, è la nostalgia storica, relativa a un periodo non vissuto personalmente. La prima evoca la consapevolezza di sé, la seconda l'empatia."
Carlo Meo, Vintage Marketing (2010)
Retro-manie. Revisionismi. Remix. Recuperi. Rimandi. Ritorni&Ricicli.
Ondate calde di synth analogici, primi digitalismi e immagini sfuocate. Ritmi ballabili. Sessanta-settanta-ottanta-novanta fagocitati, masticati, sputati e riproposti in un inedito déjà-vu.
Se non ha più senso parlare di "nuovo", ecco che entra in gioco il Retrormentone.
Non affanniamoci a cercare il pezzo dell'estate 2011, limitiamoci a spulciare in rete pescando alcuni pezzi, famosi e non, che fin dalla prima nota fanno scattare er sentimento nostalgico e, perché no, il piedino.



2005. Mamma me la canta per la prima volta - lei che nell'81 aveva 23 anni.
2007. La Lisa ed io la balliamo sull'onda di ricordi mai vissuti.
N.B. Lisa, la mia adorabile compagna di banco per quasi 5 anni di liceo, detta anche Nefe per la lampante somiglianza con la statua della regina egizia, ha avuto un'evoluzione musicale notevole. Da Gigi D'Agostino e Gemelli Diversi, fino a Battisti e Radiohead ed Elliott Smith, passando per le Vibrazioni, Gianni Togni (sì, quello di Luna, canzone che la Lisa mi raccontò essere stata la colonna sonora della sua estate 2002. "Oh Zilla, ho scoperto una canzone bellissima. Si chiama Oblò") e Umberto Tozzi. Sì, perché la Lisa era capace di addormentarsi con Ti amo ascoltata 17 volte di seguito.
2011, trent'anni dopo. Questa canzone sarebbe potuta essere scritta ora. C'è tutto: synth retro, un testo post-moderno, ma soprattutto lei. Un look che ora spopola. T-shirt comoda di Mickey Mouse. Gonna in pelle rossa. Frangetta. Visetto da brava ragazza. Hipster malgré soi.

Fino ai 14 anni ho posseduto - e me ne vantavo un sacco - una t-shirt con Topolino, appartenuta a mia zia nei primi anni '80 e scartata nel '95, stampata sia davanti che dietro. Dietro si poteva ammirare il sederone di M.M.; davanti la sua facciona sorridente mentre, con le manone guantate, faceva finta di aprire uno squarcio nella maglia (come a scostare le tende di un sipario), producendo così un ottimo effetto di "trapassamento di corpo". Sì, lo so, non so spiegarlo. L'effetto era gran fico.

venerdì 8 luglio 2011

Futurism vs. Passéism

Scommetto che non ricordi la canzone con cui hai iniziato a strimpellare la chitarra. I primi calli, le stonature, le dita goffe che non riuscivi a piegare. Guardavi scettico la tablatura e scuotevi la testa, strabuzzando gli occhi, e accennavi a un sorriso. Le chiamavi "dita a ragno" e ridevi un sacco. A me ricordava un gioco pauroso che mi faceva sempre mia mamma: la temibile morsa (che lei mimava con la mano ad artiglio) che scendeva in picchiata per portare via i bambini dalle loro madri. La tua prima chitarra l'hai chiamata Martina.

Sei cresciuto col catalogo natalizio dei Giochi Preziosi (annata '92-'93) che sfogliavi avidamente, immaginando fantastiche avventure. Ora seduto sulla tazza del water sfogli il catalogo dell'ikea e ti chiedi se è difficile montare una Hemnes, cassettiera con 8 cassetti, marrone/nero. (sì, lo è)
Sei cresciuto a pane e frittata, istrici Salani, Topolino che t'arrivavano il mercoledì. Latte col Nesquick, Zalet Galbusera col MagoG, le gag di Paperissima commentate all'asilo, Caro Maestro nel '96, Amici Mostri nel '92 con Mauro Serio e una giovanissima Alessia Marcuzzi che, non ancora strafatta di botox, riusciva a competere con Geppi Cucciari (ora Geppi le dà la merda) ma soprattutto il Lion Trophy show su TMC. TMC, sì, quella con un Luciano Rispoli che vent'anni fa era uguale a come è ora, mica come Sabbbrinona Ferilli, che ho visto ieri in una fiction del '97 (apriamo una parentesi: le fiction girate tra il '95 e il '99 paiono vecchissime. Non ancora passati al digitale, le scene, le luci, le inquadrature, ma sopratutto il montaggio, sembrano opera della sapiente mano di un regista televisivo ceceno), e aveva i baffi e le sopracciglia che pareva Elio. Era ruspante, a regazzì.
Sei cresciuto col bambino napoletano dell'19696 - il telefono azzurro per noi. In quegli anni non c'era storia: Adriano Pantaleo era l'asso pigliatutto, l'enfant prodige della fiction e del cinema italiano. (M'immagino i piccoli attori desiderosi di detronizzarlo.) Sei cresciuto col Grillo Parlante (ilota! ilota! ilota! Sembrava Sgarbi che dà della capra al malcapitato di turno) e il registratore FisherPrice col quale registravi le sigle dei cartoni animati e tutti dovevano stare in silenzio - se le CocoRosie non porteranno sul palco almeno uno di questi io me ne andrò indignata.
Ora, con l'iPad in mano, ti chiedi.....
Sei cresciuto?

sabato 25 giugno 2011

Bergamo is in my ears and in my mind


Non vivo in città. Non ci ho mai abitato. Non sono manco nata agli Ospedali Riuniti.
Mia madre ha quasi rischiato di andare a piedi in ospedale per partorire me - era un martedì mattina/sono nata alle 10.30. L'ospedale era davanti alla palazzina dove vivevamo - un complesso chiamato i Gemelli, condomini alti quasi 8 piani. Noi abitavamo al settimo piano e sopra di noi, in mansarda, c'era un omone bruto che una volta è venuto alle mani con mio padre. Sotto di noi, al sesto piano, abitava e credo abiti tuttora l'attuale insegnante di canto di Renga e Ligabue. Quello che ha composto Angeloprenditicuradilei. La moglie del pianista si lamentava perché sentiva i miei piedini battere sulla sua testa.
Al secondo piano abitava l'attuale amica di mia madre, la Roby, e una signora, la Sonia, che aveva un cane, un bobtail (di cui ho messo una foto qui sopra, era troppo simpatica per lasciarla solo come link) che una volta è stato pure drogato dai ladri che hanno potuto agire indisturbati. Era il '92 e nella via lunga (via Rovelli) che collega Borgo Palazzo al paese dove abitavo io si erano insidiate parecchie roulottes abitate da rom desperados che, per campare, vivevano di furtarelli ed elemosina (ma non credo che fossero stati gli zingari a drogare la povera Kira, il bobtail della Sonia). Proprio un giorno del '93 tornammo a casa e trovammo la porta di casa spalancata. Nulla era stato rubato però: i vicini ci raccontarono di aver visto scendere in fretta e furia dei rom, probabilmente allarmati dal suono del citofono - suonato da un corriere che provvidenzialmente doveva recapitare un pacco a mio padre - proprio all'inizio del loro raid.
Mamma ricorda così quell'episodio, con un sorriso e una battuta: "avrebbero trovato gran poco: qualche collana, il computer (un enorme pc del '90 che avrebbero trasportato con non poche difficoltà), forse qualcosa da mangiare in frigo".
Io ero molto scossa (andavo per gli 8 anni) e l'idea che qualcuno avesse potuto entrare in camera mia, rubare Yoghi, il mio orsacchiotto (perché, dalla versione dei vicini, c'era anche uno zingarello piccino), ecco, mi terrorizzava.
Dopo quest'episodio mettemmo la porta blindata, un regalo che avremmo lasciato ai futuri inquilini che dopo un anno e poco più si sarebbero ivi insediati. Prima di lasciare la nostra casettina ai Gemelli e di trasferirci nell'orrendo paese dove tuttora sto (ho la fortuna di avere abbastanza vicina l'A4 e la ferrovia sulla quale passa il regionale Bergamo-Milano, ma soprattutto di abitare proprio nel punto in cui gli aerei, appena decollati da Orio, eseguono la virata), ebbi anche il tempo di inciampare in cortile e di sbattere, rompendolo, uno dei due incisivi superiori contro il fermacancello. Dolore. La mia prima visita dal dentista coincise proprio con quell'episodio: ricordo che per tamponare lo spavento mamma e la madre di mio padre (no, non fatemela chiamare nonna, una parola che implica un minimo di affetto da entrambe le parti e che, nel caso mio, è inesistente) mi portarono da Balzer (che negli anni '90 poteva ancora fregiarsi di essere "il bar più snob di Bergamo"; ora un po' meno) per mangiare la cioccolata.

Il dentista si chiamava Attilio e aveva lo studio in città in una bella via che si collega con Via Masone, a mio parere una delle via più belle di Bergamo che ha pure una villa abbandonata costruita intorno agli anni '20. Avete presente quelle ville tardo liberty con l'edera rampicante e con una bellissima vetrata "bombata"? Ecco, quello è la casa della mia vita. Non me la potrò mai permettere, ma non costa nulla sognare, no?
Una delle cose che ho notato è che, vicino a dove lavoro, c'è un quartiere residenziale per gente con un portafoglio non indifferente. Ogni tanto la mia bici è tampinata da Porsche Carrera, BMW e Mercedes; inoltre il mio sguardo cade, non a caso, sui giardini di queste ville: una ha una specie di cascata in stile moderno, con tanto di stagno e delle "palle d'acciaio" che ricordano vagamente uno stile boccioniano (v. retro dei 20 centesimi italiani); un'altra ha un cane che mi fa venire ogni volta un accidenti, sembra che lo voglia far apposta e ci goda come un riccio; inoltre incontro, con una puntualità impressionante (sono loro in realtà a farmi da orologio e in base alla loro posizione mi rendo conto se sono in anticipo o in ritardo), un signore che porta a spasso il pastore tedesco e una badante moldava che porta a passeggio la vecchina sulla sedia a rotelle e che sta sempre al telefono (à propos, qualcuno mi sa dire se su Facebook esiste un gruppo: "slave/russe/moldave che parlano al cellulare sulle panchine dei parchi?").
Inoltre c'è una villa bellissima e una via, Lesbia Cidonia, che mi fa tanto ridere. Ho scoperto a tal riguardo che Lesbia Cidonia era il soprannome arcadico della poetessa Paolina Secco Suardo, bergamasca anch'essa. A me, tra l'altro, l'Arcadia ha sempre fatto venire in mente un circolo poetico/erotico, con orge e gran banchetti libertini...Arcadia precurritrice della Grande Abbuffata, il film Ferreri con Mastroianni/Tognazzi/Noiret/Piccoli.
A proposito di cibo: qui a Bergamo ci sono due panettieri che hanno quasi lo stesso nome. C'è il più conosciuto Tresoldi, quello con lo slogan "Da trent'anni sul viale" - e la mente va subito qui.
Ma c'è anche il Tresoldi Italo che, con un'abile mossa di ambush marketing (non sapete cos'è? andate qui, orsù!, l'ha scritto la sottoscritta!), ha sfruttato la presunta parentela con il più ben noto Tresoldi per accrescere la propria clientela. Mica stupido!
Mi chiedo perciò se l'Italo e il Tresoldi© siano davvero parenti e, se sì, che tipo di faida sia intercorsa tra i due. Attendo il racconto.

Ecco tutto.
ah, dimenticavo: alcuni numeri di me in bici. Ogni giorno faccio 16km. Riesco a fare 8 km in 22 minuti, andando a una media di 22km/h con 3 kg sulle spalle e non potendo mai cambiare marcia. Ieri notte ho fatto, senza nulla sulle spalle, 6 km in un quarto d'ora, sfiorando quindi i 24km/h. So' cose.

domenica 15 maggio 2011

Pillow talk

Questa settimana

Cifre: 55 km in bici, 120 km in treno, 4 kebab di cui 2 mangiati in un quarto d'ora, +2kg in un mese e mezzo.
Repliche: per la diciassettesima volta Canale 5 rimanda Taitenic. Momento amarcord: nel 1998 a Natale mi regalarono il vhs del film. Il problema è che non avevamo il videoregistratore, ci arrivò solo 7 anni dopo, nel febbraio del 2005. E fu grande festa alla corte di Francia: per inaugurare l'avveniristico dispositivo mamma ed io ci vedemmo l'unica videocassetta che avevamo, Taitenic, appunto. Lo stupore maggiore fu quando mandammo indietro 4 volte la scena della mano sul vetro pieno di condensa (scena clou).


Proprio per quel frammento di secondo mi sono vista l'altra sera su Canale 5 tutta la prima parte del film fino ad arrivare alla scena dell'iceberg che tutti noi speriamo, ogni volta, venga evitato. Ma non succede.
E' sempre così coi film che ho visto migliaia di volte. In Forrest Gump (bellissima la scena in cui Forrest si precipita in camera della mamma e chiede cosa sta succedendo. E Sally Field che risponde placida "Sto morendo, Forrest". Ogni volta che lo vediamo, io e mamma - perché i film che ho visto migliaia di volte sono inevitabilmente dei cult per me e mamma, poco importa se siano dei buoni film, sono i film di cui sappiamo anche le virgole e che mi confortano -, dicevo, mamma, tra le lacrime mi dice: "anch'io ti dirò così quando starò per morire". E giù a piangere, perché Forrest Gump, insieme a Edward Mani di Forbice, Into the Wild, Le vite degli altri e L'arte del sogno, mi stringe il cuore ogni volta e prima dei titoli di coda mi devo nascondere il volto da qualche parte perché piango per minuti interi.)....dicevo, in F.G. non vorrei mai che Buba morisse. Beh, visto che mi sono infognata nel discorso, cito pure i film che ho visto mille volte e che rivedrei altrettante volte perché alla fine sono i film della mia infanzia: Robin Hood il principe dei ladri (immortale la canzone di Bryan Adams e il relativo video ambientato nel bosco. Ecco, insieme a questa, avete la colonna sonora della mia vacanza a San Bartolomeo al Mare con mamma nel 1991), Mrs. Doubtfire (e ancora rido fino alle lacrime nella scena del ristorante), Ghostbuster I e II ("noi redivivi, loro redimorti"), La storia fantastica (un fantasy misconosciuto con una giovanissima Robin Wright non ancora Penn - Jenny di Forrest Gump), Ghost, Sister Act I e II. Per ora mi vengono in mente questi.

Innamoramenti:
CS004 ∆ Nikita Quasim - Freshman year by Clown and Sunset