lunedì 10 gennaio 2011
Sospironi e visibilio in parti uguali
mercoledì 5 gennaio 2011
Good Old Germany
martedì 28 dicembre 2010
L'arte del sogno: Aphex Twin
E quindi pterodattili giganteschi che mi puntano dall'alto e aerei che cadono e missili che esplodono in volo, treni che deragliano e camion che escono dall'autostrada sfiorandomi di un centimetro.

Inquadratura dall’alto, giornata piovosa, b/n tipo film di Wenders.
Una voce che mi riecheggia in testa dice: “se ci rivedremo, mi saluterai e non ti riconoscerò allora capirai che è stato tutto solo un sogno e che il momento più bello della tua vita è stato solo un sogno”. La incontro in una via uggiosa e non mi risponde. Una giostra e una canzone col carillon quasi anni ’30 simile a Brecht/Weil, mi ricorda “tanti auguri a te”.
Mi alzo, come se sapessi che mi devo svegliare, come se davvero volessi ricordarmi quel sogno ed esclamo ad alta voce “pazzesco, ho fatto il sogno più bello della mia vita”.
Perché nel sogno sapevo benissimo che c’era stata una storia d’amore, attimi di felicità e di pura gioia, ma ripensandoci, ricordandomi e ripercorrendo il sogno, mi pareva che quei momenti – sottintesi nel sogno, dedotti in un secondo momento – fossero solo un vuoto di morte, di abisso, di assenza.
E quindi mi rendo conto che quel sogno è terribilmente triste, quasi un presagio, quasi una profezia. Ho paura di morire. Piango. E dico “no, era il sogno più triste che abbia mai fatto”.
La struttura del sogno è pari alla mia reazione da sveglia. Mi rendo conto che ciò che è “felice, bellissimo” è solo un sogno….e quando lo realizzo scoppio a piangere, sto male, mi sembra di morire.
(Aphex Twin - Kesson Daslef)
martedì 21 dicembre 2010
Sul letto corto
sabato 18 dicembre 2010
Recensione: Syd Matters - Brotherocean (2010)

Syd Matters - Hadrian's Wall
venerdì 10 dicembre 2010
New order
....si riparte da qui. Il blog avrà una cadenza settimanale. Niente manfrine o paturnie, basta storie di vita vissuta condite con lacrime, stop alle doppie punte adolescenziali o palpitazioni incontrollate per lo stesso sesso.
Si parla davvero di altro. Si sfruculia nella vita di illustrissimi (s)conosciuti e nella loro arte. Si va altrove, si guarda oltre per non soffermarsi su se stessi.
O almeno, io ci provo.
Partiamo da un epilogo, scelta apparentemente paradossale. Eppure prima di imboccare una nuova direzione bisogna chiudere, ponendo un punto fermo, quello che si aveva iniziato. E quindi....
adieu adieu adieu adieu vecchio mondo,
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Epilogo
RIVOLUZIONI FRANCESI
Dopo di te, 1815, Congresso di Vienna.
Dopo di te dovrò ridefinire la mia storia. Ridisegnare la mappa del mio corpo. Ripristinare un equilibrio che garantisca una veloce ripresa.
Napoleone in poco più di venti anni rivoluzionò l'assetto geo-politico europeo. A te sono bastati solo 5 mesi per segnare un solco così profondo da stabilire un “prima” e un “dopo”.
Prima, un freddo ordine reazionario di stampo illuminista che vedeva l'uomo come protagonista costruttore della storia. Poi, un doloroso impatto con l'indole rivoluzionaria, ribelle, recalcitrante del 1789 e la forza storica che trascende la volontà umana, la bieca ragione, e che si ricongiunge a un disegno divino. Un qualcosa che ha scavalcato la mia capacità di raziocinio come il fiero Napoleone ha valicato il Gran San Bernardo dipinto da Jean Louis David, fermo e deciso, tuttavia impetuoso, e che ha scaldato il mio cuore come Bonaparte ha incendiato Mosca durante la campagna russa del 1812.
Prescindere dall'intervento napoleonico nella storia europea appare pressoché impossibile. Eppure la strada intrapresa durante il Congresso di Vienna fu sin da subito chiara: ritornare a quell'ordine autoritario preservando “ciò che di buono era stato realizzato” - ed è quello che effettivamente avvenne nell'età della Restaurazione con il ripristino dell'Ancien Régime epurato da qualsivoglia idea rivoluzionaria. Leccarsi le ferite, incerottarsele, cucire i punti e cercare di camuffare le cicatrici: quello fecero le potenze sovrane duecento anni fa.
Trafalgar e Austerlitz, 3 Maggio 1808 di Goya, Waterloo e lo Zar Alessandro I di Russia sono cose che non si seppelliscono. Causano ancora oggi un certo brivido a pronunciarle.
E quindi come potrei dimenticare Pratile, Messidoro, Termidoro, Fruttidoro, Vendemmiaio passati insieme? Anche Brumaio potrebbe essere nostro.
Ora non posso né devo mettere la mia rivoluzione francese nel dimenticatoio, né sedare impeti liberal-progressisti, né auspicare un ritorno alle origini. Mi trovo nel mezzo di una continua risacca, un movimento che oscilla tra quel prima e quel dopo facendomi sentire nostalgie opposte.
Ancora incapace di rielaborare le furiose spinte giacobine, vivo tesa in un tumulto. Cosa sono ora?
Una terra desolata, devastata dai colpi inferti da una mano straniera. Un corpo con confini labili. Non più governabile. Così profondamente cambiata che non riuscirà più a mutare volto.
lunedì 4 ottobre 2010
Ottobre, di nuovo

Avere mezz’ora di tempo libero, andare in giro senza meta. Avere sotto i piedi il ciottolato di Città Alta, alzare leggermente la testa e sentire il toc rassicurante di una padella sul fuoco che proviene dalla finestra di una vecchia casa. Una sensazione piacevolmente domestica mi assale – come quando si sente un rumore che appartiene anche a te, un odore che fa parte della tua vita, una breve ma intensa impressione che appena cerchi di catturarla si ritrae, fugge via, lasciando una scia nell’aria che assomiglia a un dejà vu.
Avere dei brividini di freddo in una via ombreggiata, quindi spostarsi di pochi metri per essere baciati dal sole. Da quassù le foglie arancioni paiono fettine di mela caramellata, appese ai rami da un sottile filo di zucchero.
Nelle orecchie parte un brano di bossanova – lento, dilatato, distaccato, il tempo svanisce. Tutto è in bianco e nero, le persone parlano ma non hanno voce. Sono in un film anni ’60 e fumo lascivamente una sigaretta col bocchino. Ora sono Greta Garbo coi pantaloni e lancio sguardi algidi. Il teatro ha scintillanti lampadari accesi anche di giorno. Il fumo disegna nell’aria spirali e cerchi, arabeschi e frecce. Questa musica crea effetti speciali.
Mi lascio alle spalle ciottoli e foglie, penso a te, sorrido.

