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mercoledì 2 novembre 2011

Sia fatta Giustizia

Il grido del popolo risuona alto e unanime. Venga fatta giustizia! 
Dopo il misero 5.3 di Pitchfork (che esalta - giustamente - certi artisti, ma è anche reo - confesso - di aver dato voti spropositatamente alti a ciofeghe universali), dopo il super-mega inimitabile Cross del 2007, disco che, insieme a A Kind of Blue di Miles Davis, ha avuto il merito, rarissimo, di mettere d'accordo proprio tutti (hipster col tatuaggio a forma di triangolo, baffoni nostalgici di Lenny, tamaVVi iperpalestrati, amanti del french-touch, metallari cattivi e meganerd della slappata virtuos-masturbatoria), dopo il celebrato e ruffianissimo spot Adidas diretto da Romain Gavras, ascolto finalmente Audio, Video, Disco, seconda fatica del duo heavy-electro Justice. Dell'omonimo singolo uscito due mesi fa avevo a suo tempo scritto e sostanzialmente potrei ripetere le stesse cose per parlare di questo controverso sophomore album.
Controverso, sì: agli orfani di Cross non è piaciuto. Come mai? Ok, manca il singolone catchy come D.A.N.C.E. o lo stucchevole pitch-shifting di The Party. Eppure i synth saturi e insostenibili ci sono, gli archi svolazzanti pure, i bassi slappati anche, le ospitate canore in auto-tune non mancano. E allora perché questa insoddisfazione? Perché la virata prog-epic-kitsch è davvero pesante: uno schiaffone (uno slappone, se vogliamo) alla facciazza degli hipster e un abbraccione ai riccardoni invasati di Yes, Queen, John Miles di Music (brano fondamentale per comprendere a fondo questo lavoro dei Justice), Van der Graaf Generator. Palm muting, riffoni con la diavoletto Gibson, organi a iosa, strafottenza e grezzume che raggiungono spessori inediti e che sinceramente hanno dell'eroico. Ohio è la canzone che i Fleet Foxes suoneranno nel 2025 (ed è concettualmente una Trans Europe Express esportata in USA), Horsepower suona come la sigla mai realizzata per le trasmissioni leggere di Fininvest con i balletti di Lorella Cuccarini, Brianvision un calderone di epicità alla The Legend of Zelda, Helix fa muovere il culo anche a mia nonna. Abbiamo stacchi di batteria che ricordano Hot Stuff di Donna Summer, Irene Cara di Fame, Giorgio Moroder lì a mo' di santino, il tutto condito da un'estetica retro-futuristica post-glam a 8bit. Il periodo è quello: '75-'79, da lì non si scappa.
Da ascoltare on'n'on'n'on'n'on............

venerdì 9 settembre 2011

E la chiamano estate


Alla fine è andata anche questa. Checché se ne dica, checché stiamo lì a micragnare sui giorni, a tentare di convincerci che è il 22 di Settembre la deadline dell'estate, questi tre malefici mesi di vuoto sono ufficiosamente finiti. Ma non ditelo in giro: c'è gente che è partita ora, c'è gente che partirà a ottobre gettandosi alla disperata rincorsa dell'Equatore come se quella linea fosse un enorme hula hoop e loro lo facessero roteare ritmicamente sul bacino, attenti a non farlo cadere, c'è gente che ha l'estate nel cuore, loro, "sereni e semplici, puri e candidi", amabili ed ingenui, oh, poveri illusi.
Come al solito in ritardo, mi sono messa ad ascoltare i podcast di una trasmissione andata in onda fino alla scorsa settimana su Radio24, la prediletta di Schiaffino. Proprio il buon Schiaffo mi aveva consigliato a fine agosto di buttarci l'orecchio proprio perché condotta da Tommaso Labranca, che è uno dei suoi scrittori preferiti (infatti è stato lui a farmelo conoscere). La Bella Estate, questo il titolo della trasmissione, segue la scia, non so quanto inconsapevolmente, di quel filone nostalgico-amarcord-retro che sta animando ogni tipo di espressione culturale ed artistica degli ultimi anni (e che a me tanto piace) raccontando le estati degli italiani attraverso mode, storie personali che diventano in un batter d'occhio generazionali, fatti di cronaca, ricordi. 
Qui si possono ascoltare tutte le puntate (da luglio a settembre). E' davvero un bel sentire. Il programma è piacevole e leggero, sorretto da un Labranca che parla parla parla senza mai risultare spocchioso o auto-compiaciuto, il linguaggio è diretto, lucido, vivacissimo, sottilmente ironico, attento, veloce. Come parla, così scrive (vi consiglio di leggere qualcosa di suo).
E poi la selezione musicale iniziale è splendida: un brano di musica classica (ha messo pure Elisabeth Schwarzkopf, il soprano preferito di mia madre) sul quale T-La, sornione, inizia a muovere le prime parole.

The winter's comin' on,
Summer's almost gone...

mercoledì 7 settembre 2011

I Justice ci fregano ancora e a noi non dispiace neanche tanto



L'avete sentita la nuova canzone dei Justice? Se non l'avete ancora fatto cliccate sopra. 
Chissà cosa direbbe Simon Reynolds, probabilmente è lì che si mangia le mani perché il libro (Retromania, ndr) è già uscito e lui non ha inserito questa chicca che gronda nostalgia a ogni nota. Il duo francese è riuscito nel miracolo di coniugare Fame di Irene Cara (sempre sia benedetta), It's Raining Men delle Weather Girls e l'epicità di Music di John Miles (alcuni passaggi sembrano copiati con la carta carbone ma con mano leggerissima) e dei The Ark (il finale di Calleth You, Cometh I su tutte), il tutto con Giorgio Moroder che serve su un piatto d'argento Hot Stuff a Donna Summer dando una pacca sulla spalla a Etienne de Crecy mentre salta su Jump dei Van Halen mentre in un angolino scorgiamo Nicolas Godin&Jean Benoit Dunckel, vagamente meditabondi, che suonano con l'organetto il riff di The Final Countdown degli Europe.
Gran bibitone, va giù che è un piacere.